Valentini: «La classe politica incentiva lo spopolamento dell'Alto Vastese»

Lo sfogo del capogruppo di maggioranza di Celenza sul Trigno

| di Daniele Leone
| Categoria: Attualità
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CELENZA SUL TRIGNO - I comuni dell’Alto Vastese sono abbandonati; i politici ci vengono solo in campagna elettorale per chiedere i voti e, a volte  per trascorrere qualche giorno di relax e gustare la ventricina, i tartufi o i  funghi.

Abbiamo registrato il duro sfogo del capogruppo del movimento civico Insieme per Celenza, Luigi Valentini,  che dichiara: «Siamo stanchi di  subire sempre e soli tagli. Prima abbiamo subito i tagli ai trasporti, poi è toccato alla scuola, agli uffici postali, ci hanno chiuso l’ospedale di Gissi, la nostra viabilità è un colabrodo. Ora con una  decisone politica ci  tagliano le guardie mediche, perché ritenute poco produttive. Peccato! Perché la sola sede di Continuità Assistenziale di Celenza sul Trigno ha offerto, nel solo anno 2012 ben 1.596 prestazioni con una media giornaliera di 4.37, che va ben oltre il numero delle prestazioni fornite dalle altre guardie mediche dell’Alto Vastese, inoltre il comune di Celenza è sede di una residenza sanitaria, c’è una scuola materna, un nido d’infanzia, le scuole elementari e medie, ed è uno dei  comuni più popolosi. Noi non siamo per la conservazione di un modello di continuità assistenziale che non va incontro ai bisogni dei cittadini, siamo i primi a chiedere che le risorse sanitarie vengano utilizzate al meglio possibile sul territorio. Quello che ci preoccupa è che chiudono la guardia medica lasciando il territorio di Celenza Sul Trigno, distante 44 Km dal primo punto di pronto soccorso, senza un’ambulanza di 118. Sul territorio abbiamo un ambulanza H12 senza medico a bordo, hanno tagliato il servizio pediatrico, i medici di famiglia che vanno in pensione spesso non vengono sostituiti (tecnicamente non scatta la carenza), l’ospedale di Gissi non eroga prestazioni utili al territorio. Siamo preoccupati perché i tagli della ASL e della politica del Governatore Chiodi colpiscono soprattutto i piccoli comuni dell’Alto Vastese. Come movimento civico ci chiediamo: ma la politica, si rende conto che gli anziani che vivono nei nostri piccoli comuni, con  precarie condizioni di salute saranno costretti, in caso di necessità a procurarsi un mezzo a proprie spese per raggiungere  la guardia medica di Palmoli distante da Celenza sul Trigno 23 Km di strade piene di curve, buche, avvallamenti, frane, interruzioni. I cittadini fanno prima a recarsi all’ospedale di Vasto, 44 km. Ricordo ai politici che gli anziani oggi vivono con 500 euro di pensione e non è facile per questi loro, fragili, malati e soli, spostarsi per curarsi. L’assenza di servizi sanitari sul territorio è un serio problema e vorrei far riflettere la ASL, il Governatore e tutta la classe politica sui dati ISTAT, da cui viene fuori come il comune di Celenza sul Trigno negli anni abbia frenato lo spopolamento, rispetto a numerosi comuni dell’Alto Vastese. Questi tagli - ha aggiunto Valentini - ci preoccupano, perché oltre a frenare i nostri progetti che da alcuni anni stiamo portando avanti, si aggiungono ai tagli che come comune subiamo già da diversi anni, sia dal governo centrale che da quello regionale: entrambi tagliano risorse importanti per i piccoli comuni che hanno difficoltà, ad esempio, a  mantenere l’assistenza domiciliare integrata per i non autosufficienti, i diversamente abili e gli anziani soli. Di fronte a tutti questi tagli è sconcertante l’assenza  dell’impegno dei politici e dei consiglieri eletti nel territorio. Come è possibile che questi politici, molti dei quali torneranno a candidarsi alle elezioni regionali di maggio, abbandonino il nostro territorio che ha alte percentuali di cittadini anziani, soli e malati. È possibile che non comprendano che i cittadini che vivono nei  piccoli paesini andrebbero premiati per il solo fatto che rimangono a vivere in questi luoghi, anzi si dovrebbe far di tutto per incoraggiare e motivare sempre più persone, i giovani innanzi tutto, a mantenere vivi e vitali questi luoghi, invece si continua a penalizzarli fino al punto da spingendoli a fuggire».

Daniele Leone

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