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XXXII Domenica del Tempo Ordinario A

“Dio è una voce che ci ridesta” -(Sap 6,12-16; Sal 62; 1Ts 4,13-18; Mt 25,1-13)

| di Simone Calabria
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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La parola dominante è la parola attesa. Come ognuno ben sa, si può veramente attendere solo ciò che si ama! Non a caso il ritorno definitivo di Gesù è paragonato all’arrivo dello sposo. È l’attesa che lo sposo venga! Che venga Colui per il quale la nostra vita è fatta: “Vieni, Signore Gesù!”.“Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. In queste parole troviamo l'immagine più bella della nostra vita, rappresentata come un uscire e un andare incontro. Uscire da spazi chiusi e, dal fondo della notte, dal buio del cuore, per vedere lo splendore di un abbraccio. Dio è come un abbraccio. La vita come un uscire, andare incontro. Fin da quando usciamo dal grembo di nostra madre e andiamo incontro alla vita, nascosta in Dio. Il secondo elemento importante della parabola è la luce (andare incontro): “Il Regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade…”: le vergini avevano solo un po' di luce, di quasi niente, del coraggio sufficiente per il primo passo. Il regno di Dio è simile a dieci piccole luci, anche se intorno è notte. Simile a un piccolo seme, a una manciata di stelle nel cielo, a un pizzico di lievito nella pasta. Ma sorge un problema: cinque vergini sono sagge, hanno portato dell'olio, saranno custodi della luce; cinque sono stolte, hanno un vaso vuoto, una vita vuota, presto spenta. Gesù non spiega che cosa sia l'olio delle lampade. Sappiamo però che ha a che fare con la luce e col fuoco: in fondo, è sapere che serve per bruciare per qualcosa o per Qualcuno. L'alternativa fondamentale è tra vivere accesi o vivere spenti.

“Dateci un po' del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”: la risposta delle vergini sagge è dura: “no, perché non venga a mancare a noi e a voi”. Il senso profondo di queste parole è un richiamo alla responsabilità: un altro non può amare al posto mio, essere buono o onesto al posto mio, desiderare Dio per me. Se io non sono responsabile di me stesso, chi lo sarà per me? Parabola è esigente e consolante. Tutte si addormentano, sagge e stolte, ed è la nostra storia: tutti ci siamo stancati, forse abbiamo mollato. Ma nel momento più buio, qualcosa, una voce una parola una Persona, ci ha risvegliato. La nostra vera forza sta nella certezza che quella voce (di Dio) verrà e che verrà a ridestare da tutte le incertezze, i dubbi, gli sconforti; che ci rialza dicendo che non ci abbandona mai; che disegna un mondo pieno d’incontri e di luci. A noi basterà avere un cuore che ascolta, ravvivarlo come una lampada, e uscire incontro a un abbraccio. Amen.

Simone Calabria

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