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La fede del lebbroso e la compassione di Gesù

Commento al vangelo

| di Simone Calabria
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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VI Domenica del Tempo Ordinario (anno B)  (Lv 13, 1-2.45-46; Sal  31; 1Cor 10, 31-11,1; Mc 1,40-45)

Il passo tratto dal libro del Levitico ed il Vangelo parlano di lebbra e di lebbrosi. La lebbra è una malattia infettiva che ai tempi di Gesù era molto diffusa e la guarigione supponeva un miracolo. Il lebbroso era costretto a vivere solo (Ia Lettura) fuori dell'accampamento. Doveva scoprirsi il capo e coprirsi la barba, doveva essere riconosciuto da lontano e doveva gridare: Immondo. Perché tutto questo? Per evitare ogni contatto con persone sane ed evitare il contagio. Era una condizione di vita molto dura, il lebbroso era quasi un cadavere ambulante.

Il lebbroso (del Vangelo) non grida da lontano, ma “venne a Gesù e lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi puoi guarirmi»”. Cosa grida il lebbroso? “Se vuoi, puoi purificarmi!”. Compie un gesto che la legge proibiva, avvicinarsi alle persone, ma Gesù è una persona speciale, è il Salvatore, colui che può guarirlo.

La fede, è la certezza che Gesù può guarirlo, gli dà la forza di attuare tale gesto.

Che atteggiamento assume Gesù nei confronti del lebbroso? Si spaventa? Si innervosisce? Fugge? No.

Ha compassione del lebbroso, soffre con lui, stende la mano e lo tocca e con autorità dice: “lo voglio, sii purificato! E subito la lebbra scomparve da lui…”.

Gesù non ha paura di contaminarsi, si china sull'uomo sofferente, lo tocca, si addossa le nostre infermità, i nostri peccati.

Se noi desideriamo davvero l'incontro con Dio, se desideriamo che quest’incontro ci cambi, dobbiamo andare incontro a Cristo con l'animo del lebbroso che lo supplicava in ginocchio. La condizione di tutto è solo questa: “Signore, se Tu vuoi”.

È il grido, è la domanda, è la supplica di aiuto. Quanta gente ha incontrato Cristo, l'hanno sentito parlare, lo hanno visto mentre faceva miracoli e, mossi dalla curiosità, attratti dalla Sua persona o alcune volte sorpresi, lo hanno seguito anche per qualche ora, per qualche giorno; ma non avevano in cuore la domanda, la preghiera del lebbroso! Per questo l'incontro con il Signore non cambiò la loro vita, ma fu solo un episodio da ricordare ogni tanto. Proprio come succede a noi! Anche noi siamo dei “lebbrosi”, anche noi abbiamo forse la più grave forma di lebbra, che è l'egoismo e l'indifferenza. Quante volte ci chiudiamo nel nostro io e non ci curiamo del compagno che ci sta vicino, della persona che ha bisogno magari solo di un sorriso, di un saluto, di un conforto. Quante volte guardiamo con disprezzo le persone che vengono da altri Paesi?

Il Signore non è uno che andiamo a cercare e che usiamo a sproposito solo per metterci a posto con la coscienza, non è uno che non c'entra con la vita.

Questa è la nostra condizione, la nostra “lebbra”, la nostra convinzione (anche se non la diciamo apertamente): Dio non serve, se non come tappabuchi; io posso costruire la mia vita anche senza di Lui. Si può vivere bene anche senza di Lui. Di una fede tiepida noi non possiamo accontentarci: per questo il lebbroso è un uomo che, di fronte a tutti, riconosce e grida il suo bisogno d'essere salvato: “Se vuoi, puoi purificarmi”. «Liberaci, o Signore, dal male».

Simone Calabria

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