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"L'iniziativa parte da Dio, noi siamo collaboratori"

| di Simone Calabria
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Dio è il grande protagonista della storia, colui che, nonostante il peccato, sa offrire all'uomo un futuro diverso e nuovo. L'iniziativa della rinascita e della crescita non è degli uomini, ma è di Dio, che si propone come colui che ci ama sempre.

Il tema principale del testo di Ezechiele è l'estendersi senza limiti del regno di Dio. Il testo ha un evidente significato messianico:

- l'annuncio della “ricostituzione” del regno di Israele dopo la deportazione del popolo in Babilonia (ad opera del Re Nabucodonosor, nell'anno 597);

- l'allontanamento da Dio e dalla sua alleanzada parte di altri che erano rimasti in patria.

Tutto ciò non impedisce a Dio di restare fedele alla sua alleanza. L’immagine del cedro esprime la promessa di una rinascita e di una meravigliosa nuova crescita: come un agricoltore, Dio prenderà «dalla cima del cedro» (la casa di Davide) «un ramoscello» (un discendente di Davide), per piantarlo sul monte alto di Israele, così che possa diventare «un cedro magnifico».

S. Paolo, nella seconda lettura, ci invita a tenere fisso lo sguardo sui beni eterni. La prospettiva di coloro che hanno scelto di mettersi alla sequela di Cristo non è, infatti, di questo mondo: la fede e la speranza in Cristo portano a guardare verso un orizzonte che va’ oltre la dimensione terrena. 

Questa consapevolezza si traduce in tre ordini di pensiero:

1. Ciò che caratterizza la vita terrena del cristiano è la fede, non la visione.

Questa fede scaturisce l'atteggiamento proprio della fiducia: cioè uno che si affida totalmente a Dio.

2. L’impegno operoso di condurre la propria vita sempre sotto lo sguardo di Dio: ciò che conta oggi, vissuto alla luce della fede, è lo sforzo per «essere a lui graditi». 

3. il pensiero «comparire davanti al tribunale di Cristo». Ma questa non è più una prospettiva che genera ansia o paura, ma solo un’attesa di concludere una vita vissuta nell'abbandono in Dio. Il discorso sul regno di Dio, nel Vangelo, risponde in definitiva a due domande: come funziona il regno di Dio? Raggiungerà esso il suo scopo? Le due parabole parlano entrambe di un «seme» gettato nella terra:

1. la crescita del seme non dipende dall'opera dell'uomo (“Dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce”), ma solo dalla fertilità del suolo.

2. il minuscolo granellino di senape che è privo di ogni appariscenza - diventerà «il più grande di tutti gli ortaggi». È una grandiosa visione di speranza, che incoraggia i credenti all'atteggiamento della pazienza, dell’avere una fede così piccola, semplice, vera, sincera, per fare grandi cose.

Dio prende sempre l’iniziativa su di noi, nonostante le nostre apparenze contrarie. La realizzazione del regno di Dio non dipende dallo stare fermi, dal disimpegno, ma dalla disponibilità, con pazienza e umiltà, a creare le condizioni in cui la Parola di Dio possa veramente portare frutto. Allora, non dobbiamo vergognarci della testimonianza da rendere al Signore, ma dobbiamo soffrire insieme a Lui per il Vangelo. 

Simone Calabria

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