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“L’incredulità di un Dio che entra nella nostra quotidianità”

| di Simone Calabria
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Le tre letture di oggi hanno la caratteristica della presenza di colui che manifesta la potenza di Dio in mezzo ad un mondo di peccatori, di uomini senza Dio. Ezechiele è un grande profeta. Chi è un profeta? È la persona che parla al posto di Dio. Il Signore, lo Spirito Santo gli dice: “Figlio dell’uomo, io ti mando ai figli d’Israele, a una razza di ribelli, che si sono rivoltati contro di me. Essi e i loro padri si sono sollevati contro di me fino ad oggi. Quelli ai quali ti mando sono figli testardi e dal cuore indurito”. Ci dice: “va in mezzo agli uomini anche se sono cattivi e comportati come un uomo di Dio e dimostra con la tua vita che tu preghi Dio, rispetti Dio e obbedisci ai suoi comandamenti.

S. Paolo nella lettera ai Corinzi fa le sue confidenze. Lui che è un grande Apostolo, un grande predicatore, lui che ha ricevuto sublimi rivelazioni divine, lui che è un grande convertito, afferma: «Non voglio essere superbo, darmi delle arie, disprezzare gli altri; anzi devo pensare alle mie debolezze, alle mie miserie, ai miei peccati, perché in me possa agire la potenza e la forza di Gesù. Quando considero la mia debolezza, è allora che sono forte, perché sono con Gesù, che mi vuole umile e obbediente alla sua legge».

Il Vangelo di oggi inizia con la sorpresa della gente di Nazaret: “Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani?”.E termina con la meraviglia di Gesù: “E si meravigliava della loro incredulità”.

Né la sapienza né i miracoli fanno nascere la fede; ma è la fede che fa nascere i miracoli.

La gente passa in fretta dal fascino alla diffidenza e al rifiuto. “Da dove gli vengono queste cose?”

In questa domanda è nascosta l’origine dell'Incarnazione: con il Verbo entra nel mondo un amore che viene da altrove, qualcosa che la terra non può darsi da sola. Quel miscuglio di sapienza e potenza che Gesù trasmette, non basta alla gente di Nazaret per aprirsi allo spirito di profezia, quasi che il principio di realtà («Lo conosciamo, conosciamo la sua famiglia, sappiamo come lavora») lo avesse oscurato.

Dio per rivelarsi sceglie altri mezzi, più alti. Si fa’ bambino, entra nella nostra vita, viene nel quotidiano, scende nella nostra casa e nella casa del nostro vicino. Perché questo avvenga non c'è bisogno di studiare, basta avere un cuore, basta accoglierLo.

Dice il Vangelo: “Ed era per loro motivo di scandalo”.Ecco quello che scandalizza è l'umanità di Gesù, la prossimità di Dio, la sua vicinanza con la nostra vita. Eppure è proprio questa la buona notizia del Vangelo, stupore della fede e scandalo di Nazaret: Dio ha un volto umano. Non lo cercheremo su nel cielo, ma lo vedremo inginocchiato a terra, ai nostri piedi, con una brocca in mano e un asciugamano ai fianchi.

La reazione di Gesù di fronte all’incredulità dei suoi compaesani non si esprime con una reazione dura, “ma si meravigliava”con lo stupore come di bambino. A conclusione del brano, S. Marco annota così: “E lì non poteva compiere nessun prodigio”;ma subito si corregge: “Ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì”.

La Madonna ci preservi da questa ingannevole incredulità e ci aiuti a vedere il miracolo che è già iniziato ad accadere tra noi: l'inizio di una vita nuova più carica di senso e di bellezza.

Simone Calabria

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