La Costa dei Trabocchi finisce sul Wall Street Journal: “Dove degustare il pesce più fresco d’Italia? Su questi moli storici!”

In un articolo di David Farley la storia, la geografia e i gusti dei trabocchi abruzzesi, tra la vecchia tradizione di pesca e i nuovi locali all’avanguardia

| di Terenzio Zocchi
| Categoria: Attualità
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L’Abruzzo torna di nuovo sulla stampa internazionale. L’articolo apparso ieri sul Wall Street Journal a firma di David Farley ci conferma un trend positivo di attenzione non solo nazionale sul territorio abruzzese.

L’articolo fa innanzitutto una breve ricostruzione storica del clima in cui, secondo la leggenda, nacque la tradizione del trabocco.

Il 30 luglio 1627, verso mezzogiorno, la terra cominciò a tremare violentemente nel Sud-Est dell'Italia. Le case crollarono. Le torri di pietra collassarono. Il mare Adriatico si ritirò temporaneamente a chilometri di distanza dalla costa e poi tornò a schiantarsi sotto forma di uno tsunami.

All'incirca nello stesso periodo, una grande famiglia allargata proveniente dalla Francia meridionale si stava facendo strada lungo la costa italiana fino all'Abruzzo, circa 125 miglia a Est di Roma. Gli ebrei sefarditi che si erano stancati di essere perseguitati, avevano messo gli occhi su questa striscia di mare isolata d'Italia in cerca di un rifugio e di una nuova vita. Il clan di 50 membri, il cui cognome era Verí, decise che la pesca era la loro migliore opportunità. C'era solo un problema: gli ebrei non potevano né salpare né nuotare.

In Francia erano diventati costruttori di ponti di legno. E così un giorno un membro della famiglia ebbe un'idea: costruire un "ponte" di legno nel mare. Alla sua estremità sarebbe stata posta un’ampia rete che si sarebbe abbassata attraverso pulegge nell'acqua per intrappolare ogni sorta di pesci e creature marine. Funzionò! E poiché molti abitanti locali avevano paura del mare e della sua imprevedibilità dopo il terremoto, questi “moli”, così vicini alla riva, sembravano un'alternativa più sicura alle barche.

Farley racconta in prima persona la sua esperienza personale in Abruzzo:

Quando la mia auto a noleggio ha imboccato la sinuosa strada costiera a Sud di Pescara, mi si sono parati davanti gli storici pontili chiamati trabocchi. Sono entrato ufficialmente in quella che oggi è chiamata Costa dei Trabocchi, una striscia di terra lunga 45 miglia lungo il mare Adriatico dalle città di San Vito Chietino a Vasto. Questi moli esili, le cui zampe simili a trampolieri sorreggono le reti, i pali simili ad antenne e un piccolo riparo coperto, assomigliano a giganteschi ragni alieni che si rinfrescano le zampe a circa un centinaio di piedi dalla costa.

Alcuni trabocchi sono vecchi di alcuni secoli e ognuno era un tempo proprietà delle singole famiglie di pescatori. Nell'ultimo decennio o giù di lì – quando i figli dei pescatori hanno scelto di abbandonare le orme dei loro padri - circa 15 di questi moli sono stati trasformati in ristoranti di pesce. Passare dalla canna da pesca alla forchetta ha datonuova vita a questi moli solo apparentemente delicati. Oggi con circa $ 60 e un desiderio per un delizioso pasto di tre ore, chiunque può mangiare sui trabocchi.

La mia prima tappa è stata un trabocco chiamato Punta Punciosa. Nel pomeriggio un oceano commestibile è atterrato sul mio tavolo durante un pranzo che si è protratto fino a sera: acciughe all’olio d'oliva su fette di baguette, merluzzo saltato con pinoli, gamberetti avvolti nel guanciale, polpo condito, mollica di pane, calamari ripieni, cozze in salsa di vino bianco all'aglio, pasta ai frutti di mare e, infine, un piatto abbondante di merluzzo fritto, acciughe, sarde, calamari e gamberetti. Sugli altri tavoli sedeva un gruppo di operai, una coppia e una famiglia che festeggiavano un compleanno. Per quanto ne sapevo, ero l'unico straniero.

Pochi giorni dopo il mio primo pranzo del genere, ho lanciato lo sguardo sul Trabocco Cungarelle, costruito nel 1938 nella città di Vasto. Era solo la mia seconda esperienza culinaria sui trabocchi, ma stavo già percependo uno schema: nessuno ti consegna un menù in questi ristoranti sul molo. Ti siedi soltanto - nei mesi estivi le prenotazioni sono necessarie - e attendi la presentazione di tutto il pescato catturato quella mattina. Viene sempre stappata una bottiglia di Trebbiano d'Abruzzo o qualche altro vino bianco locale della regione. E inizia il pranzo di tre o quattro ore. "È come un appuntamento al buio per il tuo palato", ha commentato la mia amica Rosanna Di Michele, una chef che divide il suo tempo tra Vasto e New York City.

Tra una portata e l'altra di branzino e conchiglioni con gamberettiMirko Di Nanno, il proprietario di Cungarelle, si è fermato al nostro tavolo. "Ho comprato il trabocco nel 2006 per pescare", ha detto, aggiungendo che il padre pescatore ne ha posseduto uno per decenni. Nel 2012 ha aperto un piccolo ristorante sul molo. In origine, i ristoranti dei trabocchi servivano principalmente i pesci che i proprietari avevano catturato calando le loro grosse reti nell'acqua. Ma a causa del sovrasfruttamento e della popolarità dei ristoranti, ciò non è più possibile. Il signor Di Nanno afferma di cucinare ancora un quarto o un terzo del pesce della sua rete. "Il resto viene da quei ragazzi lì", mi ha detto, indicando un piccolo gruppo di barche ormeggiate sulla riva vicino al molo. "I ristoranti dei trabocchi sono davvero decollati perché sono stati tenuti come sono sempre stati", ha detto Di Nanno, "È un'esperienza sensoriale completa: puoi sentire la leggera brezzaPuoi sentire e annusare l'AdriaticoPuoi vedere l'increspatura dell'acqua bluE puoi assaggiare ciò che ne deriva".

Un altro giorno, un amico di un amico mi ha portato in un trabocco chiamato Punta TufanoFabrizio Lucci, che offre il tour dei trabocchi attraverso la sua compagnia Italia Sweet Italia, lo considera il suo preferito. È un "trabocco informativo", nel senso che serve a educare il pubblico sulla storia di questi moli attraverso mostre e guide. È anche, ovviamente, un ristorante.

Dopo esserci seduti, una giovane donna ha stappato la nostra bottiglia di vino e il pasto è iniziato: vongole lupini, originarie dell'Adriatico, in una salsa piccante marinara e poi spaghetti con gamberetti e cozze. Un uomo alto, dall'aspetto elegante, ha portato una grande ciotola e l’ha posata sul nostro tavolo. Era il  brodetto vastese, una zuppa di pesce della vicina Vasto pieno di pesce, gamberetti, merluzzo, vongole e quant'altro era fresco quel giorno. È arrivato Rinaldo Verí, un antenato della famiglia originaria per la costruzione dei trabocchi.

Dopo cena, il signor Verí mi ha chiamato all’estremità del molo dove la rete era sospesa sopra l'acqua. "Vuoi pescare un po’?" mi ha chiesto. Ho annuito incerto, non sapendo a che cosa avessi appena acconsentito. E poi mi ha fatto cenno a una colonna di legno spessa come un palo del telefono, dal cui lato sporgeva un raggio simile a una trave, e mi disse di spingere la trave in tondo, essenzialmente attivando le pulegge mentre abbassavo la rete nel mare. Circa 30 minuti e due bicchierini di grappa dopo, ho alzato la rete facendo girare la trave nella direzione opposta. "Questo metodo di pesca e la tecnologia che lo accompagna non è cambiato da secoli", ha detto Verì, mentre grugnivo cercando di tirare su la rete. Quindi, ha alzato la mano per indicare che potevo fermarmi.

Mi sono avvicinato per vedere la nostra cattura. In rete c'erano circa una dozzina di alici che saltellavano. "Beh, suppongo che presto andremo a far visita a un pescatore locale", ha detto con una risata.

Terenzio Zocchi

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