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“Come il sordomuto, lasciamoci guidare da Gesù”

| di Simone Calabria
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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«Dite agli smarriti di cuore: Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi» (Is).

Può esserci nella nostra vita una sorpresa, una novità più grande di quella costituita da questo annuncio?

Qual è la novità capace di rinfrancare chi è «smarrito di cuore»,chi ha solo voglia di buttarsi via, di lasciarsi andare, se non questa? La novità è la presenza di Dio accanto al suo popolo: «Non temere, perché io sono con te, non smarrirti, perché io sono il tuo Dio».

Nel Salmo Dio è celebrato come “somer” (custode fedele dell’alleanza), che si prende cura di noi, che fa’ giustizia agli oppressi, da’ il pane agli affamati, che libera i prigionieri, che apre gli occhi ai ciechi, rialza chi è caduto, ama i giusti e protegge lo straniero.

La Lettera di Giacomo pone l’accento sul comportamento da avere dentro l’assemblea cristiana: ad accettare tutti senza discriminazioni. La persona va rispettata e amata per quello che è davanti a Dio. Questo significa aver fede nel Signore.

Quello che è accaduto a Gesù, nel Vangelo, passando verso il mare di Galilea è un particolare di una bellezza straordinaria: «Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano».A questa docilità estrema corrisponde la coscienza che la salvezza può essere solo un dono. La docilità è apertura al Mistero. Non è questione di natura! È solo un dono grande.

È straordinario perché normalmente i limiti, i difetti, le debolezze, le malattie noi li viviamo come una maledizione, da cui derivano lamento, rabbia, invidia per la sorte altrui, paura di essere giudicati e scartati, diffidenza verso chiunque. Il male fisico e morale diventa come una pesante catena, una condanna, una prigione soffocante.

Invece, per il sordomuto, tutto questo male è una circostanza provvidenziale che gli ha permesso l'incontro con Cristo, perché, nella sua disgrazia, una cosa aveva capito con chiarezza: che non poteva darsi da sé la felicità! Questa è la povertà dello spirito: era tutto teso ad una possibile salvezza.

In quanti momenti della vita ciascuno di noi rivive la condizione del sordomuto! Le malattie, le disgrazie, la sofferenza morale, la solitudine: tutto questo ci opprime, ci toglie la voglia di vivere, di parlare e di ascoltare, di comunicare e di amare. Sprofondiamo in quella tristezza che tronca le energie.

Quell'uomo sofferente, era pieno di gratitudine per chi l'aveva condotto a Cristo. A questo punto è possibile capire che la nostra vera missione è andare verso Cristo.

Chi è disposto a far questo?

Chi per primo ha sperimentato su di sé questa misericordia e può testimoniare che l'incontro con Cristo è la resurrezione della vita! 

Simone Calabria

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