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“Appartenere a Cristo senza essere del gruppo degli Apostoli”

| di Simone Calabria
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Nella Prima Lettura è riportato un episodio simile all’episodio del Vangelo di oggi, accaduto agli inizi del cammino del popolo d'Israele.

Giosuè è informato che due uomini qualunque, non facenti parte del gruppo dei settanta responsabili d'Israele e senza avere un apposito mandato, si sono messi a profetizzare. La sua reazione è immediata.

Corre arrabbiato e preoccupato da Mosé per chiedergli che impedisca ai due, che non fanno parte del gruppo prescelto, di parlare. Mosé risponde al giovane e zelante capo: "Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore dare loro il suo spirito!"(Nm 11, 29).

Nel brano del Vangelo, Giovanni, uno dei dodici che aveva taciuto, questa volta si fa avanti e con tono sicuro dice: "Maestro, abbiamo visto uno che scacciava i demoni nel tuo nome e glielo abbiamo vietato, perché non era dei nostri".Povero Giovanni, non ha capito nulla! E Gesù, ancora una volta, raccoglie tutti e, con pazienza, li ammaestra e li corregge insegnando loro il modo di comprendere e di giudicare la vita. 

Quel che preoccupa Giosuè, come pure Giovanni e gli altri discepoli (compresi molti di noi) non è la guarigione dei malati e la liberazione degli indemoniati, ma il proprio gruppo e la propria istituzione, o meglio il proprio interesse, le proprie idee prima dell’uomo: il malato può aspettare, la felicità può attendere.

Ma la "bella notizia" di Gesù non è un nuovo sistema di pensiero, è la risposta alla fame di più grande vita.

Il Vangelo non è una morale, ma una sconvolgente liberazione. Con decisione perciò Gesù risponde a Giovanni e agli altri: "Non glielo proibite, perché non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me. Chi non è contro di noi, è per noi".Il bene viene sempre da Dio. Chi aiuta i bisognosi, chi sostiene i deboli, chi conforta i disperati, chi esercita l'accoglienza, chi promuove l'amicizia, chi si adopera per la pace, chi è pronto al perdono, costui viene sempre da Dio. 

Dio rompe ogni schema ed è presente dovunque c'è amore, bontà, pace e misericordia.

“Chiunque vi darà anche solo un bicchiere d’acqua nel mio nome, vi dico, non perderà la sua ricompensa”.

Per chi lo incontra, Cristo è la novità di un modo nuovo di comprendere, guardare, giudicare sé e la vita e, perciò anche un motivo nuovo e diverso nell’agire.

Se uno vi darà un bicchiere d’acqua spinto da questo motivo, “perché siete di Cristo”:significa che ogni cosa ha senso in rapporto a Cristo. 

“Vi dico: non perderà la sua ricompensa”.

È una promessa fantastica perché libera la vita dall’inutilità. Ogni istante, ogni parola, un’azione qualsiasi, anche la più banale, ripetitiva e faticosa: “anche i capelli del nostro capo sono tutti contati”. Davanti Dio tutto è importante, ha valore eterno: “non perderà la sua ricompensa”.

L’unico vero motivo per “far bene” tutto…è Cristo. 

Simone Calabria

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