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“Avvento, tempo di attesa e vigilanza: Dio si fa più vicino”

| di Simone Calabria
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Iniziamo oggi, con la Prima Domenica di Avvento, un nuovo anno liturgico, un nuovo cammino con Gesù, il nostro Re e Pastore, che ci guida ogni giorno verso il compimento del Regno di Dio. Perciò questo giorno ha un grazia speciale, ci fa’ riscoprire la bellezza di essere tutti in cammino.

Ma in cammino verso dove? C’è una mèta comune? E qual è questa mèta? Il Signore ci risponde attraverso il profeta Geremia, e dice così: «Ecco verranno giorni - oracolo del Signore - nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa di Israele e alla casa di Giuda. In quei giorni e in quel tempo farò germogliare per Davide un germoglio giusto». Questo è quello che dice Geremia sulla mèta dove andiamo. È un pellegrinaggio verso una mèta comune, che nell’Antico Testamento è Gerusalemme, dove sorge il tempio del Signore, perché da lì, da Gerusalemme, è venuta la rivelazione del volto di Dio e della sua legge. La rivelazione ha trovato in Gesù Cristo il suo compimento, e il “tempio del Signore” è diventato Lui stesso, “il Verbo si è fatto carne”. Dice ancora il profeta: «In quei giorni Giuda sarà salvato e Gerusalemme vivrà tranquilla, e sarà chiamata: Signore-nostra-giustizia». Ma quando accadrà questo? Quei giorni sono venuti. Ma noi siamo curvi su noi stessi e sui nostri problemi da rischiare di non accorgercene. L'Avvento viene a scuoterci dal nostro intontimento perché non ci sovrasti uno stile di vita nel buio e triste. Le parole del Vangelo vengono a scuoterci: «State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso».

Non dobbiamo avere troppe preoccupazioni materiali, altrimenti diventeremo pigri, senza consapevolezza di quello che facciamo. «Vegliate in ogni momento pregando».

Stare svegli, vegliare e pregare. Ecco cosa ci è chiesto da oggi a Natale. Il tempo che viene chiede a ciascuno un impegno serio di vigilanza, perché solo se vegliamo viviamo in pienezza. Si vive pienamente quando siamo coscienti: «Risollevatevi e alzate e il capo, perché la vostra liberazione è vicina» dice Gesù. È tempo di alzarsi dalla pigrizia e iniziamo a pregare. Alzarsi vuol dire attendere qualcosa di nuovo, o meglio Qualcuno che è nuovo: Gesù. Quel Qualcuno che abbiamo cominciato a riconoscere e ad amare. Si tratta perciò di orientare i nostri pensieri e le nostre speranze verso Colui che deve venire.

Chi non attende non sa cosa significa pregare, non comprende cosa vuol dire “rivolgersi al Signore con tutto il cuore”. La preghiera nasce sempre dall'attesa di qualcuno che deve venire e inizia quando alziamo il capo da noi stessi per rivolgere gli occhi al Signore. "A te, Signore, elèvo l'anima mia", canta l’antifona d’ingresso di questa domenica. I giorni che ci separano dal Natale siano giorni di lettura del Vangelo, giorni di ascolto e di riflessione. È questo il senso della vigilanza e della preghiera. 

Non passi giorno pertanto senza che almeno una parola sia stata deposta nel nostro cuore. È vero, spesso il nostro cuore somiglia ad una grotta buia. Ma in questo tempo di Avvento può divenire, come quella grotta di Betlemme, il luogo dove il Signore Gesù rinasce. Scriveva un mistico del Seicento: "Nascesse Cristo mille volte a Betlemme, ma non nel tuo cuore, saresti perduto in eterno".

Prepariamoci ad accogliere Gesù che viene a salvarci. 

Simone Calabria

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