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“Cristo è la nostra speranza, la vera felicità”

| di Simone Calabria
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Le letture appena ascoltate ci interrogano su due temi: confidare in noi stessi e porre la fiducia in Dio. Ci dobbiamo chiedere: Qual è la nostra speranza? Dove si fonda questa speranza? Queste domande ci invitano ad un cambiamento totale della nostra mentalità, della nostra vita; ci danno un messaggio nuovo, che va contro corrente, che trasforma il mondo. 

«Maledetto l’uomo che confida nell’uomo. Benedetto l’uomo che confida nel Signore». 

Il profeta Geremia (IaLettura) ci parla di un uomo infelice (maledetto) e di un uomo felice (benedetto) e li paragona a due alberi uno piantato nella steppa e uno piantato lungo i corsi d’acqua. 

Quale è l’albero piantato nella steppa? Il tamerisco. Qual è il suo aspetto? 

Il tamerisco è una pianta bella, i suoi rami sono sottili, i fiori piccoli raccolti a spighe sono di color rosa, può diventare molto alto. Il tamerisco è bello se cresce nel luogo giusto e, se cresce nella steppa, come abbiamo sentito nella Prima Lettura, cosa succede? Il suo aspetto cambia, non ha più bei fiori, i rami sono deboli, è una pianta senza vita.

L’altro albero piantato, invece, lungo i corsi d’acqua, non ha un nome ben preciso, ha le sue radici ben piantate in un terreno che lo rende fecondo.

Non ha paura della siccità, le sue foglie sono sempre verdi, porta sempre frutto. 

Vogliamo anche noi essere come dei tamerischi nella steppa, o piante rigogliose lungo corsi d’acqua? 

Cosa dobbiamo fare per essere piante rigogliose? Cosa dobbiamo fare per essere felici? Dobbiamo fidarci solo di noi stessi, o anche di Dio? 

L’abbiamo ripetuto più volte nel salmo responsoriale: “Beato l’uomo che confida nel Signore”.

«Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva: Beati voi…». 

Il passo del Vangelo è un invito chiaro di Gesù a capovolgere il nostro modo di pensare e di comportarci, parla a ciascuno di noi, ci guarda negli occhi è come se dicesse: “dico a ognuno di voi: beati voi poveri”. Perché essere beati, perché siete poveri? No, “beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio”. Gesù annuncia il regno di Dio, ci invita alla conversione, a seguirlo, a percorrere con Lui la via dell’amore, la sola che conduce alla vita eterna. Non è una strada facile, ma il Signore ci assicura che non ci lascia mai soli. Tante prove, difficoltà, sono presenti nella nostra vita. Ma se apriamo la porta a Gesù, se Lo lasciamo entrare nel nostro cuore, sperimenteremo una pace e una gioia che solo Lui può dare. Saremo felici solo se saremo uniti a Lui, ci fidiamo di Lui, se non abbiamo il cuore legato solo ai beni della terra.

Il nostro cuore ha il desiderio di felicità. Se non riconosciamo Cristo risorto “vana sarà la nostra fede” (IIaLettura).

Vogliamo, allora, essere felici?

Mettiamoci di impegno e tutti insieme potremo davvero cambiare questo mondo, non ascoltiamo chi ci dice che la felicità viene solo dal successo, dal denaro. La felicità viene innanzitutto dall’amore.

Simone Calabria

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