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“La conversione ci cambia il cuore”

| di Simone Calabria
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Le Letture di questa Domenica, attraverso grandi personaggi quali Abramo, Paolo, Pietro, Giacomo e Giovanni, ci presentano il tema della fede. Il cammino di conversione, che abbiamo iniziato mercoledì delle ceneri, si basa proprio sul rinnovare la nostra fede, la nostra fiducia in Dio ricco d’amore. Possiamo sintetizzare la liturgia della Parola di oggi con due verbi e due personaggi: credere (Abramo) e ascoltare (Pietro).

«Il Signore disse ad Abram...». In queste parole della Genesi, nella Prima Lettura, cogliamo l’avvenimento di un inizio, la storia d’amore fra Dio e il Suo popolo. 

Lo stupore di questo avvenimento è che Dio si è “immischiato”, intromesso, coinvolto con noi. 

«Dio si è “immischiato” con noi». Immischiato: questa è la caratteristica con cui il Signore entra in rapporto con Abramo. Parla di terra, di figli, di stelle, di moglie, di beni; usa un linguaggio concreto, fatto di cose, ma nello stesso tempo tutte queste cose sono la strada attraverso cui nasce il nostro “credere”.

La parola “credere” in ebraico è tradotta con il termine “he’emin”, cioè “Amen”. Questa parola non significa solamente “così sia”, ma esprime anche un gesto, quello di conficcare i pioli di una tende nel terreno affinché essa possa mantenersi stabile, in piedi. Ebbene avere fede in Dio vuol dire piantare i pioli della tenda della nostra vita in Lui.

“Abramo credette al Signore” vuol dire che era pieno di fiducia, fondato saldamente in Dio; e Dio “glielo accreditò come giustizia”, cioè dichiarò che quel l’uomo credente era «giusto» e capace di entrare in relazione con Lui.

Il Vangelo è dominato da una montagna che si innalza alta, di fronte alla banalità del nostro vivere quotidiano: il Tabor (il monte della Trasfigurazione). 

Questo monte possiamo paragonarlo alla Liturgia domenicale alla quale tutti siamo chiamati a partecipare per fare festa con Lui, nutrendoci della Sua Parola e del Suo Corpo.

Ed è proprio durante la Santa Liturgia che potremmo anche noi ripetere le stesse parole di Pietro: "Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia". Da questo santo monte anche noi sentiamo risuonare la stessa voce di allora: "Questi è il figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!".

Ecco il secondo verbo della fede: ascoltare. È sinonimo del verbo “obbedire”.

Questa parola da un po’ fastidio. Ascoltare Gesù vuol dire obbedire alla Sua volontà, ai 10 comandamenti, ai due comandamenti dell’amore: amare Dio e il prossimo. 

Immediatamente i tre discepoli si ritrovarono con "Gesù solo". Si guardano attorno stupiti, forse con un senso di smarrimento per essere tornati alla "normalità", e “non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro”.

Essi avevano davanti agli occhi la visione di Gesù trasfigurato, e questo bastava loro. Sì, carissimi! Ad ognuno di noi, deve bastare solo Gesù; Lui è il nostro vero tesoro, la ricchezza, la ragione della nostra vita terrena e di quella eterna.

Simone Calabria

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