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Il frutto che Dio attende è una storia, un dialogo d’amore!

Commento al vangelo

| di Don Simone Calabria
| Categoria: Varie | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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In questa Domenica il Vangelo ci parla di vigna, di uva…è proprio in sintonia con il mese di ottobre! Nelle campagne, in questo periodo, si vendemmia, si raccoglie l’uva. La vendemmia è un lavoro duro e faticoso, però nei campi, si respira aria di festa, soprattutto se i grappoli dell’uva sono ricchi di acini succosi.

Finalmente il contadino ha tra le mani il risultato della sua fatica. Vede quei grappoli belli e pensando al vino che produrrà, la sua fatica è ricompensata, il suo cuore è nella gioia. Quanta festa! Quanta gioia per un albero che è davvero piccolo e fragile!

L'uomo dei campi (Dio) guarda la sua vigna (il suo popolo) con gli occhi dell'amore e la circonda di cure: “Egli l’aveva dissodata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato viti pregiate; in mezzo vi aveva costruito una torre e scavato anche un tino”.

Insomma, il profeta Isaia ci dice che Dio si è dato proprio da fare per far sì che la vigna avesse un terreno buono, l’acqua giusta, il sole, cioè tutto il necessario per portare frutto.

E invece che delusione! Avete sentito anche voi! La vigna, nonostante le premurose cure del contadino, produce acini acerbi che non si possono né mangiare e neppure utilizzare per fare il vino.

“Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto?”. Quale raccolto si attende il Signore? Il profeta Isaia scrive: “Si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi”.

Il frutto che Dio attende è una storia, un dialogo d’amore, che non generi più oppressione, sangue e ingiustizia, fughe disperate e naufragi.

Nelle vigne è il tempo del raccolto. Per noi lo è ogni giorno: vengono persone, cercano pane, Vangelo, giustizia, coraggio, un raggio di luce. Che cosa trovano in noi? Vino buono o uva acerba?

La parabola cammina però verso un orizzonte di amarezza e di violenza. In contrasto con la bassezza dei vignaioli emerge la grandezza di un Dio contadino, di un Signore che non si arrende mai, non ci lascia soli, ci ama di nuovo dopo ogni nostro rifiuto, ci perdona sempre.

“Costui è l'erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. “Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?. Gli risposero: Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo”. La risposta delle autorità si fonda sull'eliminare chi sbaglia. Gesù non è d'accordo. Lui non parla mai di far morire; il suo scopo è far fruttificare la vigna: sarà data a un popolo che produca frutti.

La storia d’amore e tradimenti tra Dio e l'uomo non si concluderà né con un fallimento né con una vendetta, ma con l'offerta di una nuova possibilità: “darà la vigna ad altri”. Il sogno di Dio non è la condanna a una pena esemplare per chi ha sbagliato, ma una vigna, un mondo che non maturi più grappoli rossi di sangue, di vendetta, di sofferenza, che non sia una guerra continua per il potere e il denaro, ma che maturi una vendemmia di giustizia e di pace. Solo così, porteremo frutti buoni e avremo solide fondamenta per la nostra vita. Amen.

Don Simone Calabria

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