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"Quando il potere diventa servizio"

Commento al vangelo

| di Simone Calabria
| Categoria: Varie | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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XXXI Domenica del Tempo Ordinario A

Il brano del Vangelo di questa domenica si compone di due parti: una in cui si descrive come non devono essere i seguaci di Cristo; l’altra in cui viene proposto un ideale esemplare di cristiano.

Dobbiamo chiederci: Siamo noi di quelli che “dicono e non fanno?”.

La parola di Dio ci brucia le labbra se pronunciata male, ma brucia anche a pronunciarla senza che sia veramente vissuta. E capisco la tentazione dei farisei, che è anche la nostra: accontentarsi di dire, appagati dalle parole. Diciamo parole di un fuoco che non ci arde dentro? Quando il nostro compito non è neanche dire o proclamare, ma è ascoltare Dio.

Il vangelo elenca tre errori che svuotano la vita. Innanzitutto l'ipocrisia: “dicono e non fanno”. L'incoerenza è dentro di noi, fa’ parte della nostra vita. Eppure, non è l'incoerenza di chi è ancora lontano dalla Sua statura che Gesù condanna, ma è l'ipocrisia dei pii e dei potenti, di chi non si sforza più, e lo giustifica. La vanità: “tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente”. Conta tutto ciò che gli altri vedono di noi, viviamo di riflesso, di echi, ci angoscia o ci esalta il giudizio degli altri. Vanità, che rende vuoto il cuore. Il gusto del potere: “legano infatti fardelli pesanti e difficili e li impongono sulle spalle della gente”. Abbiamo forse bisogno anche noi di abbassare qualcuno per sentirci superiori? Di far chinare il capo per sentirci grandi? Di essere severi, per sentirci giusti?

Il Vangelo offre altre regole per la verità della vita: l'agire nascosto invece dell'apparire, la semplicità invece della doppiezza, il servizio invece del potere.

Il più grande comandamento, diceva Gesù, è «Tu amerai» (cfr. Vangelo di domenica scorsa). Il più grande tra gli uomini, dice ora, è colui che traduce l'amore nella divina follia del servizio: “chi tra voi è più grande, sarà vostro servo”.

Questa è la strada contromano di Gesù: Dio non tiene il mondo ai suoi piedi, è ai piedi di tutti. Dio non è il padrone di tutti, è il servitore che in Gesù lava i piedi ai discepoli. Dio non ha regni, si cinge un asciugamano e vorrebbe fasciare tutte le ferite della nostra vita. Dio come un servo: che non esige, sostiene; non pretende, ma prende cura; non rivendica diritti, ma risponde ai bisogni. Servitore ineguagliabile.

“Ha rovesciato i potenti dai troni ed ha innalzato gli umili”. Gesù cambia la radice del potere, e rivela che ogni uomo è capace di potere se è capace di servire. Servizio: questo è il nome nuovo, il nome segreto della civiltà, perché questo è lo stile di Dio. Amen.

Simone Calabria

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