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"Ognuno di noi è il figlio prediletto del Padre"

| di Simone Calabria
| Categoria: Varie | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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IV Domenica di Quaresima B (2 Cr 36, 14-16. 19-23; Sal 136; Ef 2, 4-10; Gv 3, 14-21)

Siamo oltre la metà del pellegrinaggio quaresimale e la liturgia della Chiesa, interrompendo per un momento l'austerità di questo tempo, ci invita a "rallegrarci".

La liturgia conoscendo bene le difficoltà e i problemi dei giorni degli uomini, è consapevole del bisogno che abbiamo di un annuncio di letizia vera. Ed ecco, nel mezzo del cammino quaresimale, l'esortazione a rallegrarsi; il motivo è l'avvicinarsi della Pasqua, ossia la vittoria del bene sul male, della vita sulla morte. Questo è il vero annuncio di gioia che la liturgia ci porta.

La prima lettura (dal libro delle Cronache) ci viene incontro e ci aiuta a leggere la situazione odierna. L'autore sacro lega la caduta di Gerusalemme e il susseguente periodo di schiavitù in Babilonia all'infedeltà del popolo ai comandi del Signore: "In quei giorni tutti i capi di Giuda, i sacerdoti e il popolo moltiplicarono le loro infedeltà...si beffarono dei messaggeri di Dio, disprezzarono le sue parole e schernirono i suoi profeti al punto che l'ira del Signore contro il suo popolo raggiunse il suo culmine, senza più rimedio". I nemici incendiarono il Tempio, demolirono le mura di Gerusalemme e gli scampati alla morte furono deportati.

Per questo il tempo quaresimale è opportuno viverlo ogni anno: ci aiuta a ritornare al Signore, a riprendere in mano la Parola di Dio e a riflettere sul senso vero della vita, del proprio agire e del proprio operare.

L'evangelista Giovanni, nel Vangelo, ripete quasi alla lettera le parole scritte nel Prologo: "La luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvage".  

A noi è chiesto solo di alzare lo sguardo da noi stessi e di guardare un po' più in alto, di non restare nel buio del nostro egoismo e di accogliere quella luce che Dio ha inviato nel mondo, di non bloccarci nell'amore per sé e accorgerci di quell'amore che dall'alto è sceso sulla terra.

“Dio, infatti, ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”. Questo versetto è il punto fondamentale della storia di Dio con l'uomo.

Dio ha amato, ha un passato che perdura e fiorisce nell'oggi, verità che assorbe ogni cosa: tutta la Bibbia inizia con un “sei amato” e termina con un “tu amerai”. È la lieta notizia da ripeterci ogni mattina, ad ogni difficoltà.

Noi non siamo cristiani perché amiamo Dio. Siamo cristiani perché crediamo che Dio ci ama. Che cos'è l'amore? È l’ossigeno della vita.

“Il nucleo incandescente del Vangelo è la bellezza dell'amore di Dio che Gesù ha mostrato, vissuto, donato. È questo il fuoco che deve entrare in noi, la cosa più bella, più grande, più attraente, più necessaria, più convincente e radiosa”. (Evangelii Gadium, 35-36

“Tanto amato il mondo da dare suo Figlio unigenito”. Nel Vangelo il verbo “amare” si traduce sempre con un altro verbo, umile, breve: “dare”. Dio non fa altro che considerarci sempre più importante di se stesso. «Il mondo sappia che li hai amati come hai amato me» (Gv 17,23).

Cristo è venuto per amarci, a volerci bene con la stessa passione, fiducia, forza, con le nostre fragilità, e non per punirci, mostrarci paura. L'amore non fa mai paura, e non conosce altra punizione che punire se stesso. Ognuno di noi è il figlio prediletto di Dio.

“Dio non ha mandato il Figlio per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato”. A Dio non interessa istruire processi contro di noi, neppure per assolverci, ora o nell'ultimo giorno. La vita degli amati non è a misura di un tribunale, ma a misura di conversione, misericordia, di essere riabbracciati e perdonati.

“Dio ha tanto amato, e noi come lui”: quando amiamo in noi si raddoppia la vita, aumenta la forza, siamo felici. Ogni gesto di cura, di tenerezza, di amicizia porta in noi la forza di Dio, spalanca una finestra sull'infinito.

Come non "rallegrarci" di fronte a queste parole, a questo amore? La liturgia di questa domenica, piena della gioia dell'amore di Dio, continua a guidarci verso l'avvenimento della salvezza…la morte e la risurrezione di Gesù. Lasciamoci condurre per mano. 

Simone Calabria

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