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Guilmi, Tripaldi e le cavallette

Un luogo perduto della memoria, tra leggenda e storia

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A volte la memoria del passato sfugge. In genere ricordiamo i nostri bisnonni, a volte i trisavoli, ma non riusciamo a risalire più indietro nel tempo senza consultare qualche vecchio registro.


A Guilmi è diverso. Gli anziani del borgo si tramandano da secoli un punto fermo: in un passato non precisato, sul territorio esisteva un villaggio oggi scomparso, Tripaldi, o meglio, la Rocca di Tripaldi. Questo paese si affacciava sul fiume Sinello e guardava sull'altra sponda un altro borgo, sul crinale che oggi si chiama Casareni, nel comune di Montazzoli. In questo tempo mitico, la vita scorreva tranquilla: nel punto in cui le due rive del fiume quasi si toccavano, gli abitanti dei due villaggi si passavano merci e masserizie. Anche il lievito madre, a volte.

 

Poi avvenne un cataclisma, di proporzioni spaventose: il fiume Sinello sprofondò di molti metri, separando i due paesi. Un'invasione di cavallette (oppure di formiche, secondo altri) costrinse gli abitanti di Tripaldi ad abbandonare le proprie case, mentre il campanile di Casareni crollava nella gola del fiume. Si dice che nella pozza sottostante, la cosiddetta Pantiera della Madonna, la vecchia campana sia ancora nascosta nell'acqua, e che si riesca a farla rintoccare, lanciando sassi nel pantano.


I profughi di Tripaldi, dietro la guida di un sacerdote, costruirono delle capanne sul colle vicino, attorno ad un olmo secolare. Molti subirono il martirio a seguito di un'incursione di barbari o saraceni, quindi i pochi superstiti edificarono il primo nucleo fortificato dell'attuale Guilmi
 

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