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Comuni del Vastese: perché si chiamano così?

Etimologia dei toponimi comunali del Vastese

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(N.B.: etimologia: l’origine e la storia delle parole; toponimo: nome di un luogo; agionimo: nome di un santo; fitonimo: nome di una pianta; zoonimo: nome di un animale; antroponimo: nome di persona; idronimo: nome di laghi, fiumi, sorgenti; suffisso: elemento che termina una parola modificandone il significato; traslato geografico: nome di un oggetto che viene utilizzato per descrivere un luogo in base alla forma o all’analogia)

 

Carpinéto Sinèllo. Nella documentazione è Carpenetam, Carpinetum, castrum de Carpineto, anche Carpinianum. Si tratta di un derivato del latino carpinus, fitonimo “carpine”, con il suffisso collettivo in -etum, per cui *carpinetum “macchia, bosco di carpini”. Anche lo stemma comunale raffigura un albero di carpine stilizzato. La specificazione Sinello è stata aggiunta nel 1863 per distinguere il borgo da altri comuni omonimi; si riferisce al fiume Sinello che attraversa il territorio comunale.

Carùnchio. Nella documentazione è Carunclum, Carunculum, Caruncho e simili. In passato il termine *carunculum era stato spiegato come derivato dal latino caro, carnis, quindi “carne, piccola escrescenza carnosa, foruncolo”, usato come traslato geografico per indicare un’altura ben definita nel territorio. Oggi si preferisce interpretarlo come diminutivo di *carunca, variante del termine latino medievale carruca “aratro” o meglio “pezzo di terra arata”. La presenza in territorio appenninico di tante località rurali chiamate Carunchio, Carugno o simili fa propendere per questa seconda spiegazione.

Casalànguida. Nella documentazione è Casalangenam, Casalangueda, terra de Casalanguida. Tradizionalmente si è pensato ad un *langena “terra di confine” che descriverebbe il confine con Atessa, anche se la voce dialettale casalàngre ha stimolato la fantasia popolare a leggervi un *casa-l’ancora. Da questa etimologia popolare deriva anche lo stemma comunale: un rebus con le lettere CA(sa) L e l’ancora di una nave. Più realisticamente, gli studi recenti tendono ad interpretare il toponimo come un composto di casa “casa isolata” ma anche “villaggio”, con il latino languidus “fiacco, debole” nel senso di “placido, quieto” o forse “terreno dal pendio dolce”.

Casalbordìno. Nella documentazione è Castrum Sancti Salvatoris, Casale Sancti Salvatoris, poi in Casali Burdino, Casal di Roberto Bordino, ecc. Il toponimo casale si riferisce in origine a un villaggio, un gruppo di case rurali. La forma medievale “castello di San Salvatore” o “casale di San Salvatore” faceva riferimento ad un luogo di culto dedicato al Salvatore. La specificazione Bordino o Roberto Bordino richiama un feudatario del luogo, conte nel XII secolo.

Castelguidóne. Nella documentazione è Castrum Guidonum, Castrum Guidonis, Castellum Guidonis. Si tratta di un composto di castello “rocca, centro fortificato” e il nome di persona di origine germanica Guido, Guidonis, in forma obliqua.

Castiglióne Messèr Marìno. Nella documentazione è Castellione, Castellonum, castrum Castellionis, Castiglione di Messere Marino, Castiglion Messermarino, ecc. Il termine Castiglione è tradizionalmente interpretato come castrum Leonis “castello di Leone”, riprendendo anche lo stemma comunale del leone rampante, in realtà simbolo della famiglia dei principi Caracciolo. Si tratta più realisticamente però di un derivato di castellum (castellio, castellionis) che ritroviamo anche in spagnolo ‘castijón’ e in francese ‘châtillon’, oltre a tanti altri toponimi in tutta Italia. Dal 1863 riprende la specificazione ufficiale di Messer Marino, già utilizzata ampiamente in passato: si tratta del principe Marino I Caracciolo, feudatario del paese nel XV sec.

Celènza sul Trigno. Nella documentazione è Celentia, Celencia e simili. Esistono vari tentativi di spiegazione per questo toponimo, che sembra linguisticamente antico. In passato sono stati proposti per esempio l’antroponimo romano Caelius o simili (*Caelentia, “proprietà di Caelius”) oppure una forma fitonimica *acerentia “luogo ricco di aceri”, spiegazioni che però convincono poco. Come per l’omonima Celenza Valfortore (Fg), è stato proposto anche un *Celentia che richiamerebbe altri toponimi antichi come Celenna, Celemna con un ampliamento in –entia. In tal caso sarebbe riconoscibile la radice indoeuropea *kel “torreggiare, essere in alto”, quindi “collina”. Un’altra ipotesi vuole riconnettere la forma al latino caelum “cielo”, magari attraverso l’osco kaíla “tempio, edicola”, quindi *caelentia per “luogo celeste, sacro, santuario”. La specificazione sul Trigno è stata decisa nel 1863 per evitare l’omonimia con l’altra Celenza pugliese; si riferisce al fiume Trigno che costeggia il territorio comunale.

Cupèllo. Nella documentazione è Casale Cupellum, Villa Cupello, Le Copella e simili, anche Villa degli Schiavoni. Si tratta di un insediamento popolato nel XV sec. da immigrati slavi (Schiavoni). Le attestazioni con le forme Casale e Villa, oggi abbandonate, testimoniano la fondazione recente (casale “villaggio rurale dipendente”, villa “villaggio di campagna”). Nonostante le radici croate del borgo, il toponimo Cupello è comunque di origine romanza e dovrà essere interpretato come un diminutivo del latino cupa “tino, recipiente”, diffuso come traslato geografico sia nel senso di “gola, strada infossata”, sia nel senso di “collina a forma di tino”.

Dogliòla. Nella documentazione è Doliola, Dolyolum, Tegliola, castrum Diliolae, ecc. In passato si è cercato di spiegare questo toponimo con gli antroponimi latini Tullius o meglio Dullius. Oggi gli studi propendono più per un plurale latino di doliolum, diminutivo di dolium “botte, recipiente, dolio” per indicare una qualche cavità naturale oppure ruderi antichi di cisterne o simili. C’è anche la possibilità che *doliolum sia un traslato geografico usato per indicare sorgenti, ruscelli o polle d’acqua, come testimonierebbero per esempio gli idronimi Duglia (Puglia), Doglio (Umbria), Dogliolo (Emilia).

Fraìne. Nella documentazione è Fragenis, Fragine, Fraginis e simili, spesso svisato in Francia, Frayanum, Stragenis ecc. Il toponimo deriva verosimilmente da un latino tardo *fragina dal verbo frangere “rompere in frammenti” ed è da riconnettere agli appellativi geografici frana o fraìna o fràina per indicare una zona in frana o un terreno dirupato.

Fresagrandinària. Nella documentazione è Frisia, Fresa, Frisa di Grandinato, Fresa de Grandinatis. Il termine frésa richiama l’altro borgo abruzzese di Frisa: entrambe le forme sono state spiegate variamente con ipotesi sostanzialmente tutte valide. Potrebbe trattarsi per esempio di un antroponimo latino come Frisius o Fresius oppure germanico come Frisi, Vrisi. Un’altra proposta legge fresa come derivato dal latino frensus “macinato, triturato”, da intendere nel senso di *fre(n)sa (petra) “pietraia” o “rocce fessurate”. Sembra ormai abbandonata dagli studiosi l’ipotesi di derivazione dalla fresia, pianta delle Iridacee. La specificazione grandinaria è una ricostruzione aggettivale colta sulla famiglia feudale dei Grandinato o de’ Grandinatis.

Furci. Nella documentazione è Furcis, Furchis, castrum Furcis. Si tratta di un derivato del latino furca “forca”, nel senso geografico di “gola”, “biforcazione della strada”, “sella”, forse per indicare la strettoia del rilievo in corrispondenza di Piazza Umberto I.

Gissi. Nella documentazione è Gissum, Gypsum, Gipsum, Gesso, Gipsum Montis de Risii, Gesso di Monte de Risio. Il termine è chiaramente un plurale del latino gypsum “gesso” per indicare le rocce gessose di selenite su cui è costruito il paese. Il borgo, distinguibile a fatica nella documentazione medievale dalla Gypsum omonima, oggi Gessopalena, ha assunto nel corso degli anni la specificazione “Gesso di Monteodorisio”, poi abbandonata, per distinguersi dall’altro paese (il Gesso di Palena). Il borgo è stato infatti per lungo tempo parte della Contea di Monteodorisio. Sullo stemma comunale campeggiano le lettere G.M.R. che una tradizione colta vuole leggere “Gypsum Municipium Regium”, Gissi Municipio Regio, ma che indicheranno più banalmente “Gypsum Montis de’ Risii”, Gissi di Monteodorisio.

Guìlmi. Nella documentazione è Guilmo, Guilme, Vilma e simili. Una tradizione interpreta il nome come derivato da “olmo”, da cui anche il motto comunale Hic est Ulmus “qui c’è l’olmo”. Il toponimo però sarà piuttosto l’antroponimo Guilmus, dal germanico Wilmo o Willimo (il secondo più propriamente longobardo) oppure Wi(gi)lmus. Forse il borgo di Guilmi si nasconde anche dietro quel Guillimacum castrum assaltato da Roberto il Guiscardo nel 1069.

Lentèlla. Nella documentazione è Latellam, Lantellam, Lentella. Il nome è stato spiegato fantasiosamente in passato, ipotizzando il passaggio di un generale romano che avrebbe battezzato il luogo in onore della figlia Lentula. Per molto tempo si è data per buona l’ipotesi per cui Lentella fosse un diminutivo di lenta “lenticchia”, nel senso di “terreno coltivato a lenticchie”. Lo stesso stemma comunale riporta l’immagine di un legume o un frutto stilizzato. Oggi gli studi preferiscono richiamare il toponimo antico Entella (presente in Sicilia e in Liguria) di origine non chiara ma spesso accostato alla radice indoeuropea *inter “tra”, quasi *inter-(u)la, nel senso di località posta in posizione intermedia rispetto a coordinate che oggi purtroppo non abbiamo.

Lìscia. Nella documentazione è Lisia, poi la Liscia. Il nome viene dall’appellativo dialettale lìçe “pietra piana e levigata” per indicare la conformazione geologica degli strati di arenarie e argille tipici dei Monti dei Frentani. È ricostruibile un latino regionale *lisia (petra) affine al greco lìs pétre “pietra liscia”. In passato un’attestazione Lisilis ha fatto pensare anche ad un derivato di insula “isola” attraverso *iscla (*l’is(c)ilis) nel senso di “rilievo isolato tra i corsi d’acqua” ma sarà piuttosto, se corretto, ancora una volta un diminutivo di *lisia (*lisiolis).

Montàzzoli. Nella documentazione è Montatolo, Montazulis, Montazzo, Montaccioli e simili. Si tratta di un composto di ‘monte’ e dell’antroponimo germanico Azzo o Azzilo (longobardo). Una tradizione colta, sorta probabilmente in età moderna, parla allo stesso modo della fondazione del borgo da parte di un conte Azzo.

Monteodorìsio. Nella documentazione è castrum Montis Odirisii, Monte Oderisi, Monte de Risii, ecc. Si tratta di un composto di “monte” più l’antroponimo germanico Auderis, ritenuto di origine longobarda, latinizzato in genere come Auderisius oppure Oderisius.

Pàlmoli. Nella documentazione è Palmula, Castrum Palmulae, Castrum Palmularum. Il termine è chiaramente un diminutivo latino *palmulae  da palma “palma” cioè “tralcio di vite” o “ramoscello d’olivo” per indicare delle colture, oliveti o vigneti. Questa interpretazione si trova anche sullo stemma comunale che rappresenta una palma stilizzata. In alternativa potrebbe trattarsi anche del latino palmus “palmo” come misura agraria per indicare dei terreni, quindi “paese dei terreni misurati in palmi”.

Pollùtri. Nella documentazione è Pollutrum, castrum Pollutri, poi Pollutro e Pollutri. Una leggenda popolare vuole la fondazione da parte di un principe longobardo nel punto in cui avrebbe incontrato un puledro: la tradizione fantasiosa è ripresa anche dallo stemma municipale che riporta un puledro o cavallo rampante. Il toponimo però è di origine oscura e sembrerebbe presupporre una forma latina *Pollutrium. Alcuni studiosi hanno accostato questa forma al toponimo Polusca, città del Lazio antico, almeno per la base *polu-. Se il nome fosse di matrice indoeuropea, sembrerebbe riconoscibile la radice *pel- “ampio, piatto” o *pele- “palude”.

Roccaspinalvéti. Nella documentazione è Rocca Spinalbeti, Rocca de Spinalveto, Rocca Spinalvito, ecc., variamente corrotto in Rocca Spinalberto, Rocca Spinaluce, Rocca Spiravento, Rocca Spinalvento e simili. Tante le spiegazioni fantasiose proposte nel corso del tempo, da “rocca dove spira il vento” a “*rocca spina (o)liveta”, tentativo ripreso sullo stemma comunale: una palma (d’olivo) stilizzata. Si tratta però piuttosto un composto di rocca “castello, fortezza, insediamento d’altura” e di una specificazione spinalvéti che deriva da un fitonimo latino spina alba “spina bianca” con suffisso collettivo in –etum (*spinalbetum) per indicare una macchia di biancospini o piante affini. Dopo l’abbandono del vecchio centro montano nel XIX sec., il toponimo è stato riutilizzato per rinominare la nuova sede comunale nell’ex località Aia Bruna San Michele.

San Buòno. Nella documentazione è castrum Sancti Boni, castellum de Sancto Bono, poi Santo Bono, Santobuono, ecc. Si tratta di un agionimo, San Buono, patrono del paese, da cui ha preso nome il luogo. Questo borgo dà il titolo a un ramo della famiglia napoletana dei Caracciolo, principi di Santobono appunto, feudatari dal XV sec. Lo stemma comunale riprende il leone rampante della stessa famiglia Caracciolo.

San Giovanni Lipióni. Nella documentazione è Sanctus Iohannes, poi San Giovanni Luppioni, San Giovanni Lupino, ecc. Forse corrisponde al castello di età aragonese di Sanctus Iohannes de li Casali. Il nome è chiaramente un agionimo, dall’intitolazione di una qualche chiesa di San Giovanni. La denominazione Lipioni, Lupioni, Lupino è di origine oscura, forse una formazione posteriore che nasconde un qualche antroponimo.

San Salvo. Nella documentazione è il monasterium Sanctorum Viti et Salvi o monasterium Sancti Salvi, poi Villa Santosalvo, Villa San Salvo e simili. La cittadina, già sede di insediamento romano, risorge come villaggio rurale in età medievale attorno all’abbazia cistercense dei santi Vito e Salvo, da cui il nome. La forma con villa “villaggio rurale dipendente (dall’abbazia)” si ritrova ancora in documenti di XVIII-XIX secolo.

Scèrni. Nella documentazione è Sernem, castellum Serni, castrum Scerni, Scernum e simili. Il toponimo fa il paio con frazione Scerne di Pineto (Te). Tradizionalmente gli studiosi hanno provato a spiegare questa forma con un quernus derivato di quercus “quercia”, ma è poco verosimile dal punto di vista linguistico. L’origine resta incerta, anche se è stata proposta l’origine da un antroponimo latino Scirna. Se la forma originale del nome fosse invece *Uscernum o *Oscernum, non è impossibile il legame con un altro nome di persona latino, Oscius.

Schiavi di Abruzzo. Nella documentazione è Sclavi, Sclabi, ad Sclavos, Castrum Sclavorum. Il toponimo riflette il latino medievale sclavus "slavo e schiavo", indicante molto probabilmente un antico insediamento slavo croato nel territorio, di cui però si è persa memoria. La specificazione di Abruzzo è stata aggiunta nel 1863 per distinguere questo comune da quello omonimo campano di Schiavi di Formicola, che tra l'altro ha poi cambiato nome in Liberi.

Torrebrùna. Nella documentazione è Turris Bruna, castrum de Turri Bruna, ecc. Si tratta di un composto semplice di torre, che si rifà a qualche fortificazione medievale, e bruna, probabilmente nel senso di “di colore scuro, bruno”, riferimento alla colorazione delle rocce o del terreno circostante. Anche lo stemma comunale riprende il disegno di una torre di colore scuro. In alternativa, la specificazione bruna potrebbe nascondere un antroponimo germanico Brunus o Bruno, Brunonis.

Tufìllo. Nella documentazione è Tufillum, terra Tufillis e simili. Il nome sembra riflettere la voce latina di origine osca tufus “tufo, pietra tenera” con un suffisso diminutivo, che indicherà le rocce del luogo. È attestata in zona abruzzese anche la voce dialettale tùfe, di stessa origine, con l’accezione di “zolla” o “pietraia”.

Vasto. Nella documentazione antica è Histónion, Histonium, Istonium, poi dall’alto medioevo Stonium e Guastum, Guastum Aimonis, Castrum Aimonis, Guastaimonis, Guasto d’Aimone, Guasto d’Ammone, il Guasto, Vasto d’Aimone e Città del Vasto. Dal 1938 al 1944 torna a chiamarsi Istonio. Il nome antico Histónion (greco) o Histonium (latino) è stato variamente spiegato nel tempo, spesso facendo affidamento a radici greche come quelle di hístos “albero della nave” o “telaio” o hístemi “sollevare, issare in alto”, tutte spiegazioni forse prive di fondamento. La forma ha dei corrispondenti antichi nella città di Istonium in Tarraconense e nel monte Híston a Corfù, ma resta fondamentalmente di origine oscura. La denominazione Vasto d’Aimone sembrerebbe in uso almeno dall’803, quando la città era sede di gastaldato del duca Aimone di Dordona. La forma latina medievale *guastus sembrerebbe derivata dal germanico *wost- “luogo deserto, luogo incolto”, incrociato con il latino vastus “vuoto, spopolato”, probabilmente in riferimento alla contrazione del popolamento altomedievale rispetto alla città romana.

Villalfonsìna. In passato anche Villa Alfonsina. Il paese secondo una tradizione sarebbe sorto nel 1582 per volere del marchese Alfonso D’Avalos, il quale permise a un nucleo di profughi slavi di ripopolare la zona. Altri vogliono che sia stato fondato invece da Alfonso Caracciolo, principe di Santobuono e barone di Casalbordino. Come che sia, il toponimo villa “villaggio rurale, di campagna” indica la fondazione moderna.

 

Per le fonti si segnalano, non in ordine di importanza, i lavori di Ernesto Giammarco, Antonio Sciarretta, Giovanni Battista Pellegrini, Marcello De Giovanni, Carla Marcato, nonché i siti internet dei relativi comuni, i testi delle pubblicazioni a scopo turistico e divulgativo dei vari comuni, delle ex comunità montane, degli enti sovracomunali.

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