Emanuele Santoro, il ragazzo che accarezza le note

redazione
03/06/2026
Musica e spettacolo
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La storia di vita e la passione per la musica del giovane vastese Emanuele Santoro sono al centro di un articolo pubblicato sull'ultimo numero di ‘Lacerba’, periodico abruzzese fondato nel 1996.

Emanuele è studente della facoltà di Lingue e Letterature straniere dell'Università ‘Gabriele d’Annunzio' di Pescara e iscritto al Conservatorio ‘Luisa D’Annunzio' di Pescara.

Qui di seguito l'articolo a firma di Arianna Trosini.

Emanuele Santoro, non solo l’orecchio: il suo è un talento “assoluto”

Alcuni limiti della scienza si arrendono davanti alla forza della vita. In questo caso lo fanno anche fra le dita di Emanuele Santoro. Dall’aspetto nobile e fiero, diciannove anni, originario di Vasto, Emanuele è lo specchio di una giovinezza brillante: è uno studente modello di Lingue (dove studia inglese e spagnolo) a Pescara ed è già al secondo anno del Conservatorio “Luisa d’Annunzio”.

La sua è una storia straordinaria, ma partita in salita alla 26ª settimana di gestazione. Nel grembo della sua mamma il piccolo non cresce a sufficienza. È allora che l’amore e la determinazione di una madre compiono la prima scelta coraggiosa: “Questo bimbo merita un’altra possibilità.”

Segue un parto d’urgenza a Roma, accompagnato da una lista di infauste incognite messe nero su bianco. Tra le conseguenze più probabili prospettate ai genitori, c'è il distacco della retina. Emanuele nasce, ce la fa, ma il danno visivo si conferma. Eppure, quella che per molti poteva sembrare una condanna, per la sua famiglia diventa l'inizio di un viaggio eccezionale.

I primi anni di vita vedono la famiglia trasferirsi  in provincia di Verbania per frequentare la Fondazione Robert Hollman, centro di eccellenza per il supporto a bambini con deficit visivi. Proprio lì ci si accorge che Emanuele ha qualcosa in più. Con delle semplici tastiere giocattolo (i suoi giochi preferiti) il bambino stupisce tutti riproducendo fedelmente, nota per nota, le melodie che ascolta.

Ha l'orecchio assoluto, un dono raro.

A tre anni avrà il suo primo vero pianoforte.

Oggi vederlo studiare in Conservatorio è uno spettacolo nello spettacolo.

Emanuele non legge la musica con gli occhi, la “sente” visceralmente dal suo  mondo interiore.

Ha portato con sé la dattilografica Braille, una collezione di spartiti scritti in rilievo, e “Gennariello”, una rivista per non vedenti che lo accompagna fin dall'infanzia.

Insieme a lui, ad accompagnarlo, mamma, papà e suo fratello minore. Con un orgoglio contagioso Emanuele mostra quanto il Braille possa essere intuitivo e incredibilmente veloce. Le sue dita sfiorano e decodificano testi musicali in francese, in russo , in un'esplosione di vitalità che non conosce barriere.

La sua professoressa, Luciana Ferullo, intona una melodia, Emanuele ascolta e traduce istantaneamente la musica in segni impressi sulla carta. Una sinergia perfetta, un miracolo quotidiano che spinge chiunque lo osservi a una sola riflessione: se questo è possibile, allora tutto è possibile.

Sembra che Emanuele non conosca il buio. Sembra che lo abbia preso per mano e lo abbia trasformato in musica.

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