Il 20 giugno si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato, un promemoria potente di una crisi globale che vede milioni di persone costrette a fuggire dalla propria terra.
Aldilà delle statistiche dell'UNHCR e dei dibattiti geopolitici, questa ricorrenza ci parla di esseri umani: madri, padri, studenti e professionisti che hanno dovuto abbandonare tutto per proteggere la propria vita.
Troppo spesso, però, la narrazione che circonda i rifugiati è intrisa di una retorica della paura e del conflitto. Ci dimentichiamo che l'accoglienza non è solo una questione di confini geografici o di leggi internazionali, ma e' prima di tutto un fatto culturale e umano. L'accoglienza, prima ancora che nei luoghi, comincia nel nostro linguaggio. Se spogliamo la parola “rifugiato" dai pregiudizi, scopriamo che il primo passo per costruire comunita' resilienti e inclusive e' proprio il disarmo del nostro modo di comunicare.
Sostituire l'ostilità con l'ascolto, la paura con l'empatia. E' così che nasce la serata del 22 giugno organizzata da Gerico con l'Azione Cattolica, la Caritas Diocesana e la Cooperativa Nuvola.
Una serata di riflessione per dare continuità al significato profondo di questa giornata e interrogarci sul ruolo che ogniuno di noi ha in questo processo.
L'incontro vedrà la preziosa partecipazione di Angela Iantosca che ci guiderà attraverso il suo monologo “Disarmare voce del verbo amare”. In una riflessione su come il linguaggio che usiamo quotidianamente possa erigere barriere o, gettare ponti.
Vi aspettiamo tutti lunedi 22 giugno alle ore 21 in piazza San Nicola per riflettere insieme su come il disarmo delle parole sia il presupposto fondamentale e necessario per creare un terreno fertile all'accoglienza utenti a dei rifugiati e alla custodia dei diritti di tutti e per condividere questo spazio di pensiero e comunità.
Perché nessuno sceglie di essere un rifugiati, ma ognuno di noi può scegliere come accogliere, a partire dalle parole che decide di usare.