Mercati azionari e quotazioni Bitcoin, c'è una qualche correlazione?

22/12/2017
Attualità
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Dopo aver sfiorato quota 20.000 contro il dollaro americano, attualmente sul Bitcoin è in atto una corposa correzione per la quale è lecito chiedersi se ci saranno ripercussioni pure sul trading in azioni spiegato nel dettaglio su https://www.osservatoriofinanza.it/azioni. Con un minimo relativo in area 15.400 contro il dollaro americano, il Bitcoin ha quindi perso circa 4.000 dollari nell'arco di tre giorni a conferma di come per il trading in criptovalute non sempre sia tutto oro quel che luccica.

Capitalizzazione Bitcoin inferiore a quella del titolo Apple

E' ancora presto per dire se quello in corso per il Bitcoin sia un crollo verticale ed irrecuperabile, così come la correzione del Bitcoin non dovrebbe influenzare negativamente il mercato azionario in quanto la capitalizzazione complessiva della criptovaluta, sebbene sia cresciuta esponenzialmente negli ultimi mesi, resta comunque largamente inferiore, ad esempio, a quanto capitalizza a Wall Street un singolo titolo azionario come quello della Apple.

La correlazione tra Bitcoin è l'andamento dei mercati azionari è inoltre minima, per non dire nulla, anche perché la criptovaluta non solo nasce, ma anche cresce o diminuisce di valore solo ed esclusivamente in Rete. Dietro alBitcoin, ed alle altre criptovalute, non c'è infatti un bene fisico o un qualche altro asset finanziario tangibile visto che le quotazioni sono solo il frutto dell'incrocio tra domanda ed offerta.

Francia, Emmanuel Macron porterà la questione Bitcoinal G20

Intanto tra i detrattori del Bitcoin è uscito allo scoperto niente poco di meno che Emmanuel Macron, il presidente della Repubblica francese, che punta ad inserire l'argomento criptovalute tra i temi da andare a discutere nel prossimo G20. Tra pagamenti in Bitcoin che sono difficili da tracciare, e la speculazione che regna sovrana, secondo Emmanuel Macron sulle criptovalute servono regole anche al fine di evitare che i grossi movimenti di denaro non tracciabile possano essere legati al finanziamento di gruppi terroristici.

L'obiettivo da parte dell'Ue è anche quello di proteggere i piccoli risparmiatori ed investitori dal rischio volatilità sulle criptovalute sebbene il compito sia tutt'altro che semplice visto che Bitcoin, Ethereum, Ripple e tutte le altre criptovalute per loro natura non possono finire sotto il controllo ed il monitoraggio delle banche centrali.

Di conseguenza l'unica strada è quella di imporre restrizioni e limitazioni a carico dei broker online non solo sull'offerta di strumenti finanziari derivati che sono collegati alla variazione dei prezzi sulle criptovalute, ma anche sul leverage, ovverosia sulla possibilità per l'investitore di aprire posizioni in acquisto o in vendita sfruttando i meccanismi di amplificazione dei guadagni e delle perdite attraverso la leva finanziaria.

L'Ue, inoltre, nel decidere di limitare il trading online sul Bitcoin rischia sulla carta di fare un buco nell'acqua visto che i vincoli e le regole da rispettare avrebbero comunque una validità territoriale, ovverosia solo in Europa quando invece quello del Bitcoin e delle altre criptovalute, oltre ad essere un fenomeno di massa, è ormai un processo con espansione su scala globale.

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