Generalmente in (quasi) tutte le elezioni ogni leader dice di aver vinto. Nelle ultime europee, invece, il risultato si presta meno che in altri casi ad analisi di Cicero pro domo sua. Infatti è incontrovertibile che:
- Giorgia Meloni (Fratelli d’ Italia) può dirsi vincente, perchè il suo partito è il primo in Italia con quasi il 29% dei voti;
- Elly Schlein (Pd) può dirsi altrettanto vincente, perchè il suo partito è arrivato ad oltre il 24% dei voti;
- Antonio Tajani (Forza Italia) può cantare vittoria, avendo ottenuto quasi il 10% dei voti, non scontati nel dopo Berlusconi;
- Bonelli & Fratoianni (Alleanza verdi e sinistra) possono gioire per aver raggiunto quasi il 7% dei voti;
- Matteo Salvini (Lega) con circa il 9% può tirare un sospiro di sollievo…grazie al generale Vannacci.
Tutti gli altri hanno perso. Giuseppe Conte, Matteo Renzi, Emma Bonino, Enzo Maraio, Carlo Calenda, Cateno De Luca e Michele Santoro sono rimasti fuori dal Parlamento europeo non avendo raggiunto la soglia minima di sbarramento che per Strasburgo è del 4%. Se Conte avesse messo in lista candidati più riconoscibili come hanno fatto Schlein (con Antonio De Caro, Dario Nardella, Marco Tarquinio, Lucia Annunziata, ecc…), Bonelli e Fratoianni (con Ilaria Salis) e Salvini (con Roberto Vannacci) probabilmente avrebbe preso di più. Ma lo stesso potrebbe dirsi (tanto per fare un esempio) per le ultime regionali abruzzesi, in cui se il Movimento 5 Stelle avesse candidato Domenico Pettinari e Pietro Smargiassi avrebbe forse determinato un risultato diverso per il centrosinistra. Ma tant’è… Se Renzi e Calenda si fossero rimessi insieme come alle politiche, i loro partiti ed alleati avrebbero conseguito il risultato. E se fosse passata la proposta di Santoro di unire Pace terra e dignità ad Avs probabilmente avremmo un partito “pacifista” al 10%. Ma , come si sa, la storia non si fa coi se.
Allora vediamo crudelmente di sintetizzare il risultato:
la destra di Meloni e Salvini (entrambi si definiscono di destra) raggiunge quasi il 40% come in Francia due partiti di Marine Le Pen (Rn) e di sua nipote Marion (France fiere). In Germania se si sommano il 30% della Dc tedesca (che non è certo di sinistra) e il 15% di AfD si arriva addirittura al 45%. Anche se i predetti partiti francesi e tedeschi non dovessero fare coalizione come fanno in Italia FdI e Lega non c’è dubbio che nei tre Paesi fondatori dell’Europa quasi la metà dell’elettorato ha votato a destra.
Ma se la destra si rafforza, certo la sinistra non si indebolisce, anzi… In Italia tra il Pd (di Schlein), Avs e Ptd si arriva al 33%, cui si potrebbe sommare il restante 10% del M5S, movimento post ideologico che, comunque, guarda a sinistra. In Francia e Germania le somme dei movimenti di sinistra non raggiungono i livelli italiani, ma comunque non vanno sotto il terzo dell’elettorato.
Tutto questo dimostra che lo spostamento a destra sta generando un rafforzamento della sinistra. Per cui è davvero improbabile che la prossima contesa italiana sia tra un centrista alla Berlusconi e uno alla Prodi o che quella francesce sia tra un macroniano e la Le Pen. Il ballottante contro quest’ultima nel 2027 sarà verosimilmente Jean Luc Melenchon. In Germania al rafforzamento di AfD corrisponderà un rafforzamento della sinistra tedesca, oggi probabilmente penalizzata dalla politica antirussa di Olaf Scholz che non si ispira certo al Willy Brandt della ostpolitik. Ma neanche a Gerard Schroder: purtroppo !