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L'APERITIVO DIVENTA AMARO (DEL CAPO)

LA QUESTIONE TECNICA DIVENTA VICENDA POLITICA

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La vicenda del Civeta è destinata a (ri)disegnare gli equilibri politici del vastese e non solo. Vediamo il perché. Il Civeta è una struttura complessa  ed impegnata in varie attività: si deve interfacciare con Enti pubblici (Regione da cui, in qualche modo, dipende e Comuni che ne hanno la proprietà ed a cui offre propri servizi);  deve impiegare gli oltre 35.000.000  milioni di euro (DICONSI TRENTACINQUE MILIONI DI EURO) avuti dal Pnrr con la relativa gestione degli appalti; gestisce la vasca di raccolta rifiuti che fra qualche tempo sarà satura (e solo chi, come noi, ha vissuto la precedente saturazione ed il rischio di avere l’immondizia non raccolta come successo Napoli e Roma può comprendere cosa significhi); deve districarsi tra tra norme e dinamiche pubbliche (gli azionisti sono politici che tendono ad assumere “politicamente”) e private (i bilanci vanno chiusi in attivo, pena la non raccolta dell’immondizia). 

Tutte queste (ed altre) attività possono essere fatte dal solo Consiglio di amministrazione, composto da persone che fanno un altro lavoro, anche se, stavolta, competenti e capaci? Possono essere fatte dal solo ingegnere, al cui merito comunque va  ascritto l’arrivo degli oltre 35 milioni del Pnrr e dei relativi appalti? Oppure c’è bisogno di una figura apicale che abbia cognizioni giuridiche e contabili? Il Consiglio d’Amministrazione ha ritenuto UNANIMAMENTE che questa figura servisse ed ha delegato il presidente alla nomina che, a sua volta, ha fatto un bando gestito da una Commissione esterna e qualificata. Fin qui la questione è puramente tecnica che…

diventa politica quando partecipa al bando e lo vince un avvocato di mezza età, con una esperienza di consulente giuridico in una grande azienda privata ali arbori della sua carriera, con una esperienza di pubblico amministratore (alla Provincia, in minoranza in una città e da sindaco in una cittadina territorialmente molto ampia, a vocazione energetica e che ospita varie aziende alquanto impattanti, con le relative problematiche), di legislatore regionale (che ha normato proprio su consorzi intercomunali, discariche, smaltimenti, rifiuti, ecc…). Si tratta, dunque, di uno che ci capisce, con un curriculum tecnico giuridico che l’azionariato, se privato, avrebbe visto di buon occhio. Ma, in questo caso, l’azionariato è pubblico e l'avvocato ha il difetto di aver fatto politica, quindi di essersi fatto, come tutti i politici, amici e nemici. 

Se l’avvocato di cui sopra non fosse stato un politico non ci sarebbero state tutte le polemiche successive, perché la scelta sarebbe stata ritenuta giusta o sbagliata ma comunque tecnica. Adesso essa è una scelta considerata politica e pertanto i nemici del nominato la contestano e gli amici la difendono. Praticamente la nomina del direttore ha perso la sua oggettività ed è diventata una scelta di parte che dispiace ai nemici/avversari e piace agli amici/potenziali alleati. Questo lo si deduce dalle prese di posizione, passate , presenti e future, di nemici ed amici politici di Manuele Marcovecchio, l'avvocato nominato direttore generale del Civeta. Ma vediamole:

quando il presidente del Consiglio d'Amministrazione Giuseppe Silvestri ha presentato la proposta al Consiglio non ha trovato l' ostilità del consigliere nominato dal Comune di San Salvo che è un magnacchiano di ferro e che si sarebbe è astenuto e dimesso quando solo dopo l'ufficializzazione della graduatoria;

il 2 ottobre sul Centro è "uscita" il sindaco di San Salvo, pure lei magnacchiana di ferro,  (l'assessore regionale Tiziana Magnacca è quanto meno avversaria di Marcovecchio, sia pure all' interno del centrodestra); 

lo stesso giorno ha espresso contrarietà con un post su facebook il Capo dell' Opposizione di Cupello (che non è magnacchiano, ma è  nemico di  Marcovecchio e si sa che in politica ed in guerra “il nemico del mio nemico è mio amico)”; 

hanno successivamente espresso contrarietà autorevoli magnacchiani come i sindaci di Villalfonsina e Monteodorisio ed il 4 ottobre la maggioranza (?) di San Salvo ha presentato un emendamento "antimarcovecchio", comunicandolo un minuto prima della seduta al gruppo dissidente; 

l' 8 ottobre, ispirandosi all'emendamento sansalvese, il gruppo di Fratelli d' Italia (il partito dell'assessore Magnacca) ne ha presentato uno simile per il Consiglio comunale di Vasto.

A San Salvo l'emendamento è passato; a Vasto dovrebbe essere respinto coi voti del centrosinistra (l' Amministrazione Menna è "azionista" col 45% al Civeta) e degli amici di Marcovecchio che ora stanno col centrodestra…ora!  Ma è sicuro che ci staranno pure alle prossime comunali? Lo capiremo da cosa succederà alla prossima seduta consiliare di Vasto: E' possibile che la questione tecnica del direttore del Civeta diventata vicenda politica cambierà gli equilibri alle prossime elezioni di Vasto e pure di San Salvo. A destra come a sinistra. 

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