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La battaglia di Ortona e quella "Stalingrado italiana" che rallentò gli alleati nel secondo conflitto mondiale

| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Viene ricordata come una delle battaglie più sanguinose della seconda guerra mondiale e senz'altro fu una delle battaglie più impegnative combattute dagli alleati nella campagna d'Italia; Ortona nel 1943 fu a tutti gli effetti una piccola Stalingrado. La cittadina abruzzese si trovava all'epoca al limitare della linea Gustav che tagliava l'Italia in due in una cortina di ferro fino a Cassino e sarebbe potuta entrare solo marginalmente nei libri di storia in quanto, dopo la faticosa vittoria sul fiume Sangro ottenuta dalle truppe anglo-canadesi di Bernard Law Montgomery, il generale alleato avrebbero potuto conquistarla senza sparare un solo colpo di fucile. Ortona non era infatti stata ancora fortificata dai tedeschi in ritirata ma Montgomery volle fermare l'avanzata del suo esercito per rifornirsi di mezzi e materiali, un ritardo che consentì ai tedeschi di fortificare la cittadina e trincerarsi nelle vie ortonesi. L'errore strategico è tuttavia da attribuirsi principalmente a Winston Churchill che insistette con lo Stato Maggiore affinché venisse conquistata Ortona, ormai trasformata dalla stampa alleata in un avamposto di capitale importanza.

Anche le pressioni di Stalin che dopo i sacrifici bellici di Stalingrado pretendeva maggiore solerzia da parte del contingente alleato in Italia impegnato contro i tedeschi contribuirono a rendere meno lucide le decisione dello statista inglese. Il primo ministro incappò infatti nello stesso errore di Hitler ordinando ai suoi generali di difendere Ortona fino all'ultimo uomo.
Del resto come altri grandi del suo tempo anche Churchill era un grande amante dei giochi di carte e in particolare del poker (divenne esperto durante la guerra boera e pare che una volta perse una somma importante contro il presidente degli USA Harry Truman) e pertanto lo statista inglese amava rilanciare spesso, anche al tavolo della guerra, ma in Abruzzo commise un errore che non solo rallentò l'avanzata alleata ma costò anche numerose vite umane. Lo stesso Albert Kesserling, comandante delle truppe dell'Asse in Italia, snobbava strategicamente Ortona e alla vigilia del sanguinoso scontro ebbe a dichiarare: “Noi non desideriamo difendere Ortona in modo decisivo, ma gli inglesi l'hanno fatta apparire importante come Roma”.
Attendendo le mosse di Montgomery i tedeschi si erano attestati a Sud del fiume Moro, nella zona tra Alboreto-San Martino, presso Villa Caldari dove costruirono un fossato e si prepararono a colpire con i panzer camuffati e l'artiglieria nascosta.
Giunto sul posto il contingente alleato impiegò ben 4 giorni (dal 14 al 20 dicembre) per far ripiegare i tedeschi e arrivare nei pressi dell'abitato ortonese ma nel frattempo diversi mezzi blindati erano stati distrutti mentre il morale delle truppe iniziava a dare segni di cedimento. Gli inglesi del resto si scontravano con la Prima Divisione Fallschirmjager, gli uomini del 3º Reggimento paracadutisti più esperti, sicuri e meglio equipaggiati dei “colleghi” britannici che pure sovrastavano i tedeschi a livello numerico (il rapporto di forze messe in campo era di circa 4 contro 1).
I nazisti ce la misero tutta per reggere alla pressione inglese e combatterono all'arma bianca casa per casa trasformando i vicoli cittadini in un incubo fatto di mine anti uomo, trappole esplosive e fuoco incrociato dei cecchini.

Per gli alleati soprattutto i primi giorni di guerra in città furono un massacro e al termine della battaglia dovettero contare 1375 morti (più del doppio dei caduti tedeschi) e quasi altrettanti feriti. Per limitare le perdite ed evitare di regalare facili bersagli ai cecchini tedeschi, il generale canadese Cristopher Volke che guidò per conto di Montgomery le truppe alleate in prima linea, adottò la cosiddetta strategia del topo avanzando all'interno degli edifici tramite buchi nelle pareti fatte saltare con l'esplosivo. Dal 20 al 28 dicembre i combattimenti continuarono senza tregua non interrompendosi neppure la notte della vigilia di Natale mentre entrambe i contingenti afflitti dallo spargimento di sangue e dalla continua tensione iniziarono a dare i numeri. Esemplificativo a tal proposito l'assurdo gesto del sottotenente tedesco Ewald Pick che dopo aver ricevuto via radio l’ordine di resistere ad ogni costo abbandonò la postazione e andò a fumare una sigaretta vicino alla fontana nel mezzo di Piazza Caldari morendo crivellato dai colpi dei nemici. Molti soldati canadesi sopravvissuti alla battaglia furono congedati per problemi di nervi e non poterono più festeggiare il Natale memori degli orrori dell'inferno ortonese. Il 28 dicembre i tedeschi esausti e ridotti nel numero abbandonarono la città mentre la stampa alleata si affrettava a glorificare la conquista di Ortona. Ad oggi gli storici sono invece concordi nel giudicare la battaglia di Ortona come un successo dei tedeschi in quanto il costo in termini di perdite fu per gli alleati decisamente rilevante in rapporto alla scarsa importanza strategica dell'obbiettivo mentre l'asprezza della lotta ebbe anche ripercussioni negative sul morale delle truppe in Italia. Una vittoria di Pirro per Churchill che non riuscì nemmeno a distrarre contingenti nazisti dalla Francia verso l'Italia in vista del D-Day e dello sbarco degli alleati nei territori occupati della Normandia.

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