Il Tribunale di Vasto, in composizione collegiale, a seguito di camera di consiglio durata circa due ore, in data 2 dicembre 2025, ha condannato a un anno di reclusione un uomo di Vasto, I.L., per il reato di minacce aggravate con l’uso di arma. La sentenza ha disposto anche il pagamento delle spese processuali da parte dell’imputato.
L’uomo era accusato su quattro capi d’imputazione di reati più gravi: maltrattamenti aggravati dalla presenza del minore; atti persecutori aggravati dall’averli commessi alla presenza del minore; violazione di domicilio aggravata dalla violenza sulle persone; accesso abusivo a sistema informatico o telematico aggravato.
Il G.i.p. di L’Aquila aveva disposto nei suoi confronti la misura cautelare dell’obbligo di dimora prima in Vasto e successivamente in San Salvo. L’imputato è stato assolto con formula piena per i reati di violazione di domicilio e accesso abusivo a sistema informatico. È stato dichiarato improcedibile il capo d’imputazione relativo ai maltrattamenti aggravati, derubricati in percosse. Il reato di atti persecutori aggravati è stato derubricato in minaccia aggravata, da cui è scaturita la condanna.
Il Tribunale ha rilevato l’esistenza di registrazioni e videoregistrazioni prodotte dall’imputato, acquisite agli atti, che hanno contribuito alla ricostruzione dei fatti. È stato accertato che l’accesso all’abitazione era consentito e che non vi erano elementi di violenza per l’accesso ai sistemi informatici. È stato inoltre dichiarato improcedibile il reato di percosse per tardiva proposizione della querela.
Il Tribunale ha ritenuto la condanna per il reato di minaccia aggravata ex artt. 612 e 339 c.p. di minore entità rispetto ai delitti originariamente contestati. Le motivazioni saranno depositate successivamente.
Il collegio giudicante era composto dal presidente Italo Radoccia e dai giudici a latere Maria Elena Faleschini e Aureliano De Luca. Il pubblico ministero distrettuale Guido Cocco, competente per i reati di accesso abusivo a sistemi informatici, aveva richiesto la condanna a tre anni, sei mesi e venti giorni di reclusione.
Sul piano delle dichiarazioni, il difensore dell’imputato, avvocato Francesco Bitritto, ha evidenziato come «su 17 episodi di maltrattamenti nulla sia stato provato, mancava totalmente lo stato di soggezione della donna che non evitava ad offendere e picchiare l’imputato, affetto da una depressione chiara ed evidente. Inoltre le assoluzioni piene sono più che soddisfacenti. Attendiamo le motivazioni per il resto».
A fronte di questa posizione, la parte civile, rappresentata dall’avvocato Clementina De Virgiliis, ha invece sottolineato con forza la soddisfazione per la condanna e per l’accoglimento delle proprie richieste. L’avvocato ha rimarcato l’importanza della decisione del Tribunale, che ha riconosciuto la responsabilità dell’imputato e disposto anche il pagamento delle spese processuali, considerandola un passaggio significativo per la tutela della persona offesa e per la riaffermazione della giustizia.
Servizio di Ercole d'Ercole
