Inaugurato a Gissi il museo storico etnografico: da luogo della memoria a percorso esperienziale

L’associazione ‘Lu Quart da pit’ al lavoro per valorizzare cultura e tradizioni locali

| di Angela Menna
| Categoria: Attualità
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E’ stato inaugurato sabato sera a Gissi il Museo storico etnografico. Il taglio del nastro è stato effettuato dal Sindaco Agostino Chieffo.

La storia. “L’edificio che ospita il museo risale al 1932 – spiega Silvia Piccirilli, docente di discipline letterarie - . Da qualche anno il Comune di Gissi lo ha restaurato e ha permesso a varie associazioni di usufruirne. Il museo nasce su iniziativa di Arturo Di Martino, che è un appassionato di cultura e tradizioni locali, che nel corso degli anni ha raccolto nella sua collezione privata numerosi reperti. Il dato interessante è che tutto ciò che è esposto al museo è stato rinvenuto e proviene dall’area del Medio - Alto vastese e in generale da altre zone d’Abruzzo.”

“Il materiale esposto è eterogeneo, - prosegue Piccirilli - ci sono documenti, fotografie, abiti, utensili da cucina, attrezzi da lavoro, oggetti di vita quotidiana, ci sono anche ritratti, registri notarili, tessuti. Il museo storico etnografico vuole raccogliere e conservare, ma anche catalogare e studiare tutti i materiali attinenti alla storia locale, vuole trasmettere anche usi e tradizioni cadute nell’oblio, perché tra i documenti che Arturo ha ritrovato ci sono perfino ricette sulla preparazione del vino e sui dolci tipici. Il museo, quindi, presenta anche una raccolta ‘astratta’ di ciò è rappresentato dalle radici del nostro passato. Senza la memoria e la condivisione delle radici non ci sarà futuro. Arturo vuole condividere con la comunità tutto ciò che ha raccolto.”

La figura di Federico Marisi. “E’ stato un intellettuale attivo nella seconda metà del 1800. Il suo nome – commenta la docente - non è molto conosciuto, eppure ha dato un interessante contributo alla storia della letteratura abruzzese. Inoltre, essendo un fervente patriota, attraverso le sue opere ha veicolato gli ideali di libertà e democrazia del Risorgimento italiano. E’ stato anche in contatto con dei personaggi illustri, quali Giuseppe Verdi, Alessandro Manzoni e Giuseppe Garibaldi. Marisi è stato un autore poliedrico, ha composto poesie, odi, sonetti, commedie, drammi, operette. C’è un dramma abbastanza famoso, rappresentato agli inizi del ‘900 al teatro ‘Maruccino’ di Chieti, dal titolo ‘Uno studente martoriato’ che ha riscosso molto successo. Molte delle opere di Marisi sono ad oggi oggetto di studio da parte di esperti e docenti sparsi in tutta Italia. ‘I diari di viaggio’ e ‘Memorie’ sono altre due sue opere importanti. In futuro – osserva Piccirilli - verrà dato spazio a tutta la produzione letteraria di Marisi e sicuramente ci saranno convegni per studiare e analizzare i suoi testi.”

“L’associazione ‘Lu Quart da pit’, capitanata dal presidente Arturo Di Martino, è già sorta nel 2014, - afferma Daniela Nanni, vicepresidente dell’associazione - quest’anno si presenta con una nuova veste, prevede la volontà di tutti noi collaboratori di dare vita al suo sogno, cioè quello di voler realizzare la casa che lui ricordava durante la sua infanzia e cioè quando era bambino di questo quartiere, che ormai a Gissi non esiste più. Questa è l’attività più interessante e proficua dell’associazione. In passato ci siamo occupati della storia e della parte etnografica del paese, ora abbiamo a disposizione una sala in cui sarà possibile fare convegni, caffè letterari o qualsiasi altro tipo di mostra temporanea. La gestione di un museo non è affatto semplice, c’è sicuramente dietro un lavoro di supporto tecnico e burocratico che va espletato perché altrimenti sarebbe impossibile realizzare qualsiasi tipo di attività. L’ingresso al museo è completamente gratuito, non ci sono limiti di età alle persone. Previa prenotazione saremo a disposizione per effettuare una visita più dettagliata del museo. “

"'Lu quart da pid’ purtroppo non esiste più, - sottolinea Davide D’Ugo, dott. in Beni Culturali e laureando in Storia dell’Arte - è stato demolito nel corso degli anni ’60 del 900 perché i massicci spostamenti migratori delle persone all’inizio del secolo hanno portato un completo svuotamento di questo quartiere, ragion per cui nessuno si è più occupato di queste abitazioni, che sono andate incontro ad un rapido deterioramento e che quindi hanno portato all’inevitabile crollo di questo quartiere. Questo rione ha origini antichissime, è sorto subito dopo la fase medievale del paese che vedeva racchiuso il suo nucleo all’interno delle mura cittadine oggi purtroppo scomparse. Con la fine del periodo medievale, questo è cresciuto al di fuori delle mura cittadine e ha avuto il suo massimo periodo di splendore durante l’epoca Barocca.”

“All’interno del museo c’è una strada chiamata ‘Vico storto gentile’,  che dai dati documentali ritrovati nella parrocchia di Gissi, viene menzionata nel 1738 per la prima volta ed è una delle strade del rione ‘Quarto da piedi’. In questa strada, è possibile visitare quella che può essere definita una casa di fine 1800, appartenente ad una famiglia benestante, e si comincia dalla cantina, fulcro dell’attività contadina, agreste. Una vera e propria riscoperta dell’artigianato. Molto interessante è il ritrovamento del vino cotto del 1870 ancora imbottigliato, utilizzato prevalentemente nei momenti di festa.”

“Il museo – prosegue D’Ugo - nasce sostanzialmente attorno al fuoco, con le storie che venivano perpetuate dai nonni di generazione in generazione. In cucina abbiamo uno spaccato di vita quotidiana. Il tavolo è stato posto al centro della cucina per motivi di spazio espositivo, ma in realtà non si metteva mai al centro della stanza perché era di cattivo auspicio. Sul tavolo esposto al centro della sala, venivano disposti i feretri. Il museo è un luogo della memoria, un luogo di studio ed è un percorso esperienziale, perché ci riporta a vivere un’esperienza di un passato che purtroppo non c’è più.”

“Il gesso – commenta Antonio Ottaviano, presidente dell’associazione ‘Lupi del gesso’ e fondatore della prima scuola dei ‘gessaroli’ di Italia - rappresenta l’origine storica e geologica del paese, che risale a 6 milioni di anni fa, nel Miocene. In quegli anni ci fu un evento catastrofico che causò l’innalzamento di una soglia, per cui il bacino del Mediterraneo si chiuse. Con le alte temperature e il fenomeno dell’evaporazione si prosciugò quasi completamente. Quelli che troviamo nel museo sono dei depositi che si sono accumulati nel corso degli anni. L’uomo primitivo che abitava in questi territori utilizzava la pietra per costruire i propri villaggi, ma spinto da nuove esigenze sociali ha cominciato ad ampliare le grotte e a costruire le mura. La vera nascita della cultura del gesso si ha quando l’uomo scopre la malta di gesso. Il nome di Gissi è proprio legato all’uso del gesso. La sezione del gesso rappresenta solo la punta di un iceberg che può e deve essere realizzato intorno a questo materiale.”

 

 

 

 

Angela Menna

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